preschoolLa gestione non governativa dei servizi pubblici per l’infanzia. Stefano Fregonese

Secondo gli ultimi dati disponibili[1], in Lombardia dal 2000 ad oggi si è registrato un incremento dell’accoglienza di bambini 0-3 anni dal 9,7% al 12,9% rispetto all?utenza potenziale. È dato acquisito, altresì, che all’espansione dell’offerta di servizi di qualità per la prima infanzia corrisponde una proporzionale crescita della domanda, con il paradossale effetto che all’aumentare dei posti disponibili, crescendo anche le richieste, le liste d’attesa rimangono pressochè immutate di anno in anno[2]: il tasso d’uso degli asili nido comunali è rimasto sino al 2003 sostanzialmente invariato, attestandosi attorno al 18% del totale della popolazione milanese compresa tra 0 e 2 anni. Negli anni immediatamente seguenti il 2000 si è registrato un aumento considerevole della domanda effettiva, non accompagnato da una pari crescita dell’offerta pubblica; fenomeni che hanno prodotto un notevole allungamento della lista di attesa, la quale ha sfiorato la soglia dei 3.000 bambini per ben due anni consecutivi[3].

La consistenza della domanda insoddisfatta, nella misura di 1:3 rispetto a quella soddisfatta, è dunque maggiore proprio là dove più ampia e diversificata (tra nido e integrativi) è la presenza di servizi; non solo quantitativamente ma anche qualitativamente, dal momento che la domanda si presenta in modo sempre più consapevole e selettivo, esprimendo attese di qualità e professionalità, e reclamando certezza di risposta[4].

Questi dati, associati a quelli relativi all’attuale offerta di posti nei nidi del centro di Milano, e la loro interpretazione, fanno supporre che il contesto ambientale, sociale e culturale in cui si è andati a progettare l’intervento sia maturo per proporre su più ampia scala un modello di nido d’infanzia qualitativamente superiore con particolari caratteristiche di accoglienza e cura per bambini provenienti da contesti famigliari con bisogni diversi.

D’altronde, nel campo della prima infanzia il Comune ha sviluppato negli ultimi anni, dopo una lunga fase d’inerzia, una nuova strategia fondata da un lato sull’aumento dell’offerta pubblica (mediante l’apertura di nuovi asili nido e l’ampliamento di quelli esistenti) e dall’altro sull’incentivazione dell’iniziativa privata. Alcuni risultati sono stati ottenuti, ma il livello complessivo di dotazione dei servizi resta alquanto basso (rispondendo a circa un quinto della domanda potenziale).[5]?[6].

Altri due dati vanno tenuti in considerazione in merito al contesto territoriale in cui si va presentare il progetto di gestione: il primo riguarda i bambini non residenti iscritti ai nidi lombardi che fisiologicamente si attesta su un valore medio di circa il 15%. Il secondo riguarda il numero di bambini disabili sul totale degli iscritti al nido. Entrambi questi dati, nel 2002, nel comune di Milano, risultano nulli o vicini allo zero[7]. Tuttora mancano le condizioni per l’accoglienza di bambini da zero a tre anni con particolari bisogni. Considerando anche il fenomeno della fragilizzazione delle famiglie, l’intervento pubblico e quello privato devono dunque offrire soluzioni atte a ridurre il sovraccarico di compiti e funzioni che oggi grava sulle famiglie, a cominciare dalle difficoltà di conciliare le funzioni di sopravvivenza materiale [..] con quelle di accudimento e di cura nei confronti dei soggetti più deboli (bambini e anziani). [..] il Comune deve assumere un più convinto ruolo di promozione, regia e coordinamento dell’offerta privata di servizi per la prima infanzia[8].

Negli ultimi anni la risposta dell’amministrazione locale alla domanda eccedente si è allineata lungo due assi strategici: l’aumento dell’offerta pubblica (mediante l’apertura di nuovi asili nido e l’ampliamento di quelli esistenti) e la collaborazione con soggetti privati in cambio di un sostegno (soprattutto di tipo finanziario) alle loro iniziative. Il sostegno al settore privato non risponde, nelle intenzioni del Comune, al solo obiettivo di espandere l’offerta, ma anche a quello di soddisfare due specifiche esigenze dell’utenza: il bisogno di un orario flessibile e di un calendario più ampio, conciliabili con quelli lavorativi, e la disponibilità di un’offerta diversificata, che accresca le possibilità di scelta del cittadino. Ciononostante l’offerta pubblica resta notevolmente sotto dotata rispetto alle esigenze effettive della popolazione milanese[9]. Cambierà qualcosa con il nuovo corso pisapiano?

L’integrazione tra servizi pubblici a gestione governativa e non governativa (sociale no profit) è necessaria e auspicabile a patto che si vada oltre i reciproci sospetti. Attualmente nel panorama educativo milanese relativo alla fascia 0-3 anni le realtà più originali e qualitativamente qualificate sono condotte da alcune cooperative sociali con alti livelli di innovazione e di specializzazione che riescono a rispondere a diverse tipologie di bisogni, latenti ed espressi, secondo i principi di tutela sociale e di uniformità all’accesso ai servizi. Tali servizi presentano aspetti psico-pedagogici e organizzativi d’innovatività e garanzie di qualità:

  • capacità di accogliere bambini provenienti da situazioni di rischio o fragilità psicologica e/o sociale, bambini con bisogni speciali legati a malattie invalidanti o disabilitanti
  • un rapporto educatore bambino più favorevole rispetto agli standard richiesti
  • un programma di sostegno alla genitorialità e alle difficoltà psicologiche e relazionali (famigliari e sociali) della famiglia integrato nel progetto psico-pedagogico.
  • elevati standard professionali garantiti da un programma di formazione continua degli operatori integrato nel progetto psico-pedagogico.
  • approccio pedagogico centrato sulla lettura del bisogno del bambino, sull?analisi della dialettica tra bisogni non coincidenti e tra le diversità.
  • capacità di elevare gli standard qualitativi ambientali oltre i minimi richiesti.
  • flessibilità di orario e calendario in grado di rispondere alle diverse esigenze dei genitori.
  • trasparenza amministrativa e solidità economico finanziaria
  • elevata eticità nei rapporti di lavoro
  • capacità di attrarre risorse esterne
  • propensione alla condivisione delle buone prassi intraprese con enti pubblici e altri enti del privato sociale

I piani d’impresa prevedono un’amministrazione selettivamente rigorosa ma non mortificante per alcuno degli aspetti gestionali che hanno un riverbero sulla professionalità degli operatori e sulla qualità della cura del bambino.

Passata la fase della sperimentazione, la gestione non governativa del servizio Nido Comunale ha dimostrato di essere più che una risorsa a basso costo, rispetto ai servizi dello stesso tipo offerti in modo tradizionale dalla AAPP, un’interessante ambito di sperimentazione e innovazione dove l’integrazione con altre tipologie di servizi con finalità sociali- centri mamma bambino, servizi pre-nido e tempo per le famiglie, centri educativi, servizi di sostegno alla genitorialità, servizi di psicologia ospedaliero-pediatrica, centri di formazione per educatrici di nido, servizi di psicoterapia del bambino e della famiglia – può essere perseguita più facilmente.

Rimane da capire come sia possibile mantenere un elevato standard di qualità in un ambito economicamente sfavorito e depresso. È vero, infatti, che il contratto delle cooperative sociali è meno oneroso rispetto a quello della funzione pubblica ma è vero anche, paradossalmente, che in media il personale delle cooperative sociali è più giovane, più qualificato, più motivato laddove le équipe educative godono di maggiore autonomia, sono strutturate orizzontalmente e non verticalmente, hanno accesso a un numero maggiore di eventi formativi. Le socie lavoratrici delle cooperative medio piccole si sentono parte di organizzazioni meno strutturate, più dinamiche, meno condizionate da rapporti formali, più aperte alla collaborazione.

I lati positivi di questi aspetti si riverberano nel lavoro e nel rapporto con i bambini e i genitori che si svolgono al di fuori dell’ombra dell’Istituzione Educativa nei confronti della quale, di questi tempi, molti hanno ragione di nutrire sentimenti ambivalenti o addirittura ostili. Sfatati gli inveterati pregiudizi che vogliono la cooperazione sociale un ambito di serie b, scopriamo piuttosto che in essa si sono depositati i semi di quell’istanza etica inscindibile dalla professione educativa o di cura. Scopriamo che là dove tale istanza si coniuga con una visione cooperativa della relazione educativa cambia il rapporto tra i soggetti in essa implicati: le famiglie non sono più meri utenti di un servizio minimo, né clienti di un’azienda orientata alla customer satisfaction; sono soggetti che dialogano con professionisti capaci di far emergere una domanda strutturata dall’espressione disarticolata di un bisogno, di mediare tra bisogni non coincidenti, di bilanciare istanze educative e istanze economiche, di ripercorrere instancabilmente il percorso a ritroso dalla norma al senso che l’ha generata e ritorno, magari per andare oltre, alla ricerca di un nuovo patto educativo possibile.

Un patto che poggi, dunque, su due solide basi: la garanzia di professionalità attraverso l’investimento nella formazione continua e il coinvolgimento dei genitori, attraverso un programma di partecipazione alla vita istituzionale e il sostegno alla genitorialità.

Il Nido così concepito diventa un ambiente ponte tra quello sociale e quello educativo. È un’agenzia ibrida, una struttura intermedia, una terra di mezzo tra la famiglia, la scuola, il lavoro, i servizi sociali e il mondo economico. In un percorso istituzionale che vede questi ambiti progressivamente differenziarsi ed estraniarsi, il Nido rappresenta il punto di partenza dove il meticciato dei ruoli può essere tollerato se le professionalità messe in campo sono di alto livello. Quel coinvolgimento e quella partecipazione dei genitori alla vita della Scuola, che man mano che si sale di grado – dalla scuola per l’infanzia all’università – si fa sempre più simbolica e astratta, al Nido è concreta e quotidiana.

Non sorprendere allora che nel nostro progetto il Nido si presti a divenire una piazza dove la comunità si agglutina, dove i bisogni si fanno domanda e dove confluiscono le risorse per dare risposte. Non deve stupire che gli incontri tra genitori ed educatrici del Nido possano prendere la forma di laboratori educativi ma anche di laboratori per l’elaborazione di nuovi stili di vita e di nuove politiche per l’infanzia; ma soprattutto dove è promossa e difesa l’idea della continuità tra relazione primaria e relazione educativa, l’idea che nella tensione tra queste due esperienze si crei lo spazio per l’esperienza di apprendimento e di integrazione delle qualità del bambino.


[1] I nidi e gli altri servizi educativi integrativi per la prima infanzia. Rassegna coordinata dei dati e delle normative nazionali e regionali al 31/12/2005. in Questioni e Documenti n.36 Quaderni del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Firenze: Istituto degli Innocenti 2006 (pagg. 41 segg)

[2] Secondo gli autori di L’eccezionale quotidiano. Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2006 “è chiaro il nesso tra presenza di servizi e possibilità di espressione dei bisogni da parte delle famiglie” e che “lo sviluppo dell’offerta dei servizi finisce per generare il fenomeno delle liste d’attesa”.

[3] Fonte: elaborazione dati Comune di Milano, Settore Servizi Educativi, Ufficio statistiche

[4] AA.VV. L’eccezionale quotidiano. Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell?adolescenza in Italia 2006. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Osservatorio nazionale per l?infanzia. Firenze: Istituto degli Innocenti 2006

[5] Il Settore Servizi all’Infanzia del Comune di Milano, come stabilito dalla Legge n. 328 del 08.11.2000, svolge un ruolo di pianificazione, gestione, indirizzo, monitoraggio e controllo della qualità dei servizi all’infanzia, anche quando erogati da terzi. A questo scopo, ai fini della stipula di contratti/convenzioni con i Gestori privati, la Direzione Centrale Educazione, attraverso l’Ufficio Sviluppo Progetti Innovativi, ha attivato in via sperimentale l’accreditamento dei nidi autorizzati gestiti da soggetti privati, ai sensi della Legge suddetta e della Delibera di Giunta Regionale n. 20943 del 16.02.2005.

[6] Stefania Cerea e Costanzo Ranci I nuovi rischi sociali a Milano e le sfide per le politiche, DiAP, Laboratorio di Politiche Sociali – Politecnico di Milano. Aprile 2005 Rapporto preparato per l?Associazione ?MI-06?, Gruppo di lavoro sui problemi sociali - coordinato da Maurizio Ferrera Università degli Studi di Milano.

[7] Dati a cura di Karen Papazian e Piera Recinu, rilevazione 2003 dati 2002 relativi alle strutture, alla capacità ricettiva e agli iscritti agli Asili Nido pubblici in Lombardia: in Contegni Silvana, Papazian Karen, Recinu Piera, Gli Asili Nido territoriali e aziendali in Lombardia. Monografia e basi statistiche, Giugno 2004, Vol. I, Regione Lombardia, D.G. Famiglia e Solidarietà Sociale, U.O. Interventi SocioSanitari e Socio Assistenziali, Unità Operativa Minori.D.G. Famiglia e Solidarietà Sociale. U.O. Interventi socio-sanitari e socio-assistenziali. Bisogna tener conto che nell’anno 2002 la forbice tra bambini iscritti e bambini accolti, ovvero la lista d’attesa, ammonta a circa 3000 unità. Non esistono dati che indichino un mutamento.

[8] Stefania Cerea e Costanzo Ranci, op. cit.

[9] Stefania Cerea e Costanzo Ranci, op. cit. vedi anche: Battistella A., (2002), Buoni servizio e assegni di cura: utilità e rischi, in Prospettive Sociali e Sanitarie, n. 9; Chiedo Asilo (a cura di), (2003), Bambini a Milano. Guida ragionata ai servizi educativi per l?infanzia nel Comune di Milano, Milano; Comune di Milano, (2002), Piano di zona dei servizi sociali a Milano 2002/2004, Milano, Comune di Milano; Scisci A., Vinci M., (2002), I servizi per l’infanzia a Milano: problemi e risorse nella fascia 0-6, in Fondazione Ambrosianeum, Milano 2002. Rapporto sulla città, Milano, Franco Angeli.