10anni di SPStefano Fregonese. Nel 2016 Spaziopensiero compirà dieci anni. Dieci anni spesi nel lavoro di progettazione educativa, terapeutica e sociale svolto nei luoghi e nelle istituzioni che i bambini e i loro genitori frequentano per scelta o per necessità: servizi per la prima infanzia, ospedali dei bambini, consultori, nidi e scuole d’infanzia comunali e private, etc. ma anche istituzioni pubbliche politiche come i Consigli di Zona di Milano.

Questo lavoro trae origine e motivazione dall’idea che sia preferibile andare negli spazi e luoghi istituzionali abitati dai bambini e dai loro genitori, per favorire la nascita dall’interno dell’attenzione alla adultità e alle funzioni genitoriali, invece di chiedere a genitori e operatori di muoversi verso una fonte di saperi specialistici da consultare. L’esperienza insegna che chi si rivolge a un servizio di counselling ha già maturato una buona consapevolezza del proprio bisogno e la capacità di volgerlo in domanda d’aiuto. Invece, maggiore vulnerabilità si riscontra in chi non ha piena consapevolezza delle proprie difficoltà ed esprime il proprio bisogno con modalità spesso inappropriate e non immediatamente intellegibili.

Ecco quindi la necessità di costruire insieme agli operatori dei servizi per bambini e genitori, processi e percorsi che favoriscano l’emergenza del bisogno, la sua individuazione, la trasformazione in domanda di aiuto e l’inventario delle risorse per prestare tale aiuto, sia a livello individuale sia a livello collettivo e di comunità.

Negli anni abbiamo maturato la competenza e la capacità di far nascere e coltivare la motivazione alla cura nelle operatrici e negli operatori con funzioni educative e cliniche, sociali e politiche, e nei genitori con cui abbiamo lavorato, proponendoci preferibilmente come facilitatori e non formatori, utilizzando tecniche, strumenti e metodi innovativi.

Perciò siamo stati in grado di pensare un modello d’intervento duttile, che coinvolga gli adulti in un modo nuovo, affinché si creino e sviluppino reti familiari e tra famiglie e servizi; reti che una volta avviate funzionino in modo autonomo.

Lo scopo principale di questo lavoro è far diventare gli attori dei singoli servizi promotori di azioni volte a prendersi cura di se stessi e delle proprie funzioni genitoriali. In quest’ottica i professionisti di Spaziopensiero si propongono come un’équipe che si prende cura di adulti che si occupano dei bambini.

Un vecchio slogan del Tavistock Institute, ripreso da Isabel Menzies Lyth, recita che “ci vuole un gruppo di lavoro per formare e prendersi cura di un altro gruppo di lavoro.” Una seconda regola riguarda il rispetto delle cadenze temporali di svolgimento delle azioni progettate al fine di garantire continuità ai progetti e alla relazione formativa.

L’idea che riteniamo innovativa e in grado di garantire l’efficacia dell’intervento risiede nella capacità di fornire un servizio, di supporto alla adultità, capillare (perché a cascata), in grado di durare nel tempo, a fronte di una ‘manutenzione’ minima, una volta completato il ciclo d’avviamento, accompagnamento, e follow up.

La peculiarità del modello d’intervento proposto, dal punto di vista metodologico, è di avvalersi di una doppia lente disciplinare che permette di focalizzare l’attenzione sulla dimensione psicologica dei problemi per contestualizzarli in una visione sistemica dei rapporti formali tra soggetti e gruppi, all’interno della dimensione educativa, finalizzata alla trasmissione delle conoscenze e delle competenze.

La cura della adultità, è intesa come sviluppo della capacità di espletare le funzioni necessarie a rapportarsi ai bambini in qualsiasi contesto.

I diversi interventi operati da Spaziopensiero si configurano, quindi, come esempi di una ricerca/azione condotta nell’arco dei 10 anni di vita della società cooperativa, presso un numero congruo di nidi e scuole d’infanzia comunali e private milanesi, reparti ospedalieri, istituzioni pubbliche e private ove per motivi diversi sia necessario favorire una rinegoziazione tra genitori e operatori riguardo la definizione delle funzioni genitoriali, lo sviluppo delle competenze per svolgerle, e la delega del loro esercizio.

Agendo su entrambi i fronti istituzionali – scuola, ospedale, o altra amministrazione pubblica / famiglia – s’intende sempre far maturare la consapevolezza negli operatori e nei genitori della potenzialità che l’adulto possiede per diventare risorsa attiva sia nei processi pedagogici sia nei processi di cura, sia nell’area intermedia, di transizione tra un’esperienza istituzionale e l’altra.

Abbiamo ipotizzato l’esistenza di alcune aree problematiche su cui concentrare l’attenzione dei nostri interventi sapendo che la possibilità di esplorarle in una logica successione è subordinata al livello di maturità dell’istituzione in cui si va a operare e dai bisogni che la comunità che abita quell’istituzione in quel momento della sua storia è in grado di esprimere.

Aree di lavoro molto importanti sono quella della formazione di un immaginario condiviso, della concettualizzazione dell’esperienza quotidiana, dello sviluppo della capacità di costruire e condividere le azioni all’interno di una visione di processo, che tenga conto delle resistenze al cambiamento, e delle difficoltà di orientamento nella dimensione temporale e spaziale. Aree d’intervento sono anche la gestione dell’aggressività e dell’angoscia sia nella dimensione individuale sia in quella relazionale del conflitto interpersonale. Più in particolare si interviene sulla capacità di riconoscere la pertinenza e la dignità dei diversi progetti famigliari o sociali, la difficoltà della loro attuazione e le peculiarità dei momenti di crisi, le modalità della loro eventuale risoluzione e conclusione.

In generale, ci serviamo di strumenti di formazione interattiva e partecipata, alcuni classici altri originali sviluppati da Spaziopensiero specificamente per l’ambiente educativo e la famiglia.

Le nostre azioni perseguono obiettivi congruenti con le finalità generali della cooperativa, di supporto alla famiglia e alla genitorialità utilizzando diversi tipi di azioni. In primo luogo ci preoccupiamo offrire sostegno a famiglie in difficoltà o in situazioni di grave emergenza, come nel periodo immediatamente successivo all’ospedalizzazione nel periodo perinatale o, ancor meglio, intraprendendo iniziative preventive attraverso lo sviluppo di servizi flessibili per la famiglia e la prima infanzia in grado di prevenire situazioni di crisi. Allo stesso modo, conciliare i bisogni di cura dei bambini con le esigenze lavorative dei genitori o, più in generale, conciliare le istanze di cittadinanza dei bambini e dei ragazzi con quelle degli adulti, permette di far maturare il conflitto da esigenze divergenti in forme di riconoscimento reciproco e collaborazione. Abbiamo imparato che queste finalità si possono perseguire integrando azioni educative, formative, culturali, ludiche capaci di coinvolgere famiglie, scuole, servizi territoriali, agenzie educative e di socializzazione, istituzioni politiche, ovvero ideando interventi in grado di rafforzare le forme di cooperazione e integrazione tra servizi pubblici ed enti del privato sociale.

Ci sembra che per conferire al nostro lavoro una concreta capacità d’incidere sui bisogni generali del territorio, di cui i bisogni dei bambini, principali e finali destinatari delle azioni, sono espressione particolare, si debbano perseguire obiettivi quali: – diffondere le culture dell’infanzia, intese come set di conoscenze sul bambino e il suo ambiente e di saperi di cui bambini e famiglie sono portatori; – implementare gli spazi di partecipazione dei genitori e dei bambini nelle istituzioni, differenziando i modi e momenti di fruizione dei servizi e degli spazi sociali; – ridurre le aree di conflitto tra operatori e genitori; – facilitare l’esercizio delle funzioni genitoriali negli adulti che si prendono cura dei bambini; – favorire il processo di ri-socializzazione dei genitori dopo il puerperio; – riflettere sul senso di continuità/discontinuità nei bambini e negli adulti, tra l’esperienza quotidiana vissuta in casa e quella nell’istituzione educativa o di cura.

Si tratta, in generale, di un progetto ambizioso per il quale Spaziopensiero sente di aver maturato le competenze necessarie grazie a specifiche esperienze sia in ambito educativo – gestione di servizi che hanno acquisito buona fama per l’innovatività del progetto d’integrazione di famiglie con percorsi esperenziali diversi; sia in ambito ospedaliero e clinico – dieci anni di consulenza, formazione e attività di umanizzazione presso l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano; – conduzione del servizio di psicologia ospedaliera presso lo stesso ospedale; – servizio di psicoterapia del bambino e la famiglia Spazioclinico; sia nell’ambito interistituzionale – progetto Prima del Tempo, percorso pre-nido per bambini nati prematuri e per i loro genitori; – progetto Genitori per esperienza, progetto Slalom per la prevenzione alla depressione materna perinatale e al maltrattamento del neonato; sia nell’ambito politico-sociale - progetto ConsigliaMi per la conduzione dei Consigli di Zona dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze di Milano.

L’attività di Spaziopensiero ha disegnato un quadro di risposte integrative e differenziate ai bisogni di genitori e bambini e di sostegno alla genitorialità realizzate in pochi anni sul territorio milanese. Il nostro gruppo di lavoro si è definito nel tempo come una sorta di équipe itinerante il cui scopo è portare negli ospedali, nei nidi e scuole d’infanzia, nelle scuole primarie e secondarie, nelle istituzioni pubbliche milanesi il metodo di lavoro con i bambini e i genitori di Spaziopensiero. Questo metodo presuppone un lavoro di analisi e di cambiamento della cultura dell’istituzione nei confronti della figura del genitore e del bambino non più clienti del servizio ma soggetti attivi del processo educativo, di cura e di partecipazione sociale. A fronte di tale evoluzione culturale è possibile facilitare, all’interno di ciascuna equipe educativa o sanitaria, o amministrazione pubblica l’ideazione e l’assunzione degli strumenti preferiti per attuare i piani di partecipazione dei genitori e dei bambini alla vita dell’istituzione e della comunità.

Questo è la sinossi di dieci anni di lavoro ai quali ne sottendono parecchi altri che li hanno preceduti. Ora è tempo di pensare ai prossimi dieci.