Diapositiva53Conoscete la differenza tra una fabbrica di automobili e un’officina di riparazione?

Gli attrezzi sono, più o meno, gli stessi: chiavi inglesi, martelli, cacciaviti, trapani, etc. Nella fabbrica, all’operaio è chiesto d’assemblare secondo un ordine prestabilito e programmato; è richiesto d’eseguire nei dettagli un progetto e di usare gli strumenti a disposizione in stretta successione. Ecco noi non lavoriamo in una fabbrica di bambini ma piuttosto in un’officina dove invece quotidianamente dobbiamo intervenire iniziando a mettere la testa dentro il vano del motore per capire come funziona, a volte per smontarlo: non possiamo sapere in anticipo quali strumenti utilizzeremo quel giorno, dipende dalle esigenze che si presenteranno di volta in volta.

Alla fine dovremo documentare quali degli strumenti in nostro possesso abbiamo utilizzato, in che successione e con che logica, trovando una coerenza tra il nostro agire professionale e il bisogno che siamo andati a soddisfare: come il meccanico stila l’elenco dei materiali utilizzati, delle ore impiegate, degli interventi effettuati, in un resoconto coerente che tiene conto della domanda espressa dal cliente ma anche della propria capacità di analisi e d’intervento, così a noi è richiesto di documentare l’attività svolta non come operai alla catena di montaggio ma come professionisti specializzati.

In realtà, rimanendo nella metafora, lo spirito che anima il nostro lavoro non è tanto quello dei riparatori ma piuttosto dei ricercatori/collaudatori: non di coloro i quali applicano determinate conoscenze ma piuttosto di coloro i quali attraverso il loro lavoro acquisiscono nuove conoscenze sull’oggetto e il metodo del loro operare.

Se riusciamo a tollerare l’incertezza di non sapere chi sono Tommaso, Maria, Alessandro e Allegra, ci metteremo al lavoro con spirito curioso e di ricerca. Inizieremo l’anno un po’ in sordina, rispondendo alle domande, più o meno insistenti, su quale sia il progetto educativo con un: “vedremo…”. Ma dopo qualche tempo, il tempo necessario perché tra Bartolomeo, Astrid, Gabriele, Stella e noi educatori si sia stabilita una buona relazione, intrisa di fiducia e legittime e reciproche aspettative, riusciremo a individuare, partendo dalle tracce lasciate da ciascun bambino nei diversi momenti della relazione educativa, dei percorsi che scaturiscono dai bisogni del singolo e sfociano in attività, giochi e apprendimenti condivisi. Documentare questo processo è difficile.

Nel corso dell’anno raccogliamo le tracce lasciate dai bambini sotto forma di narrazioni, immagini, manufatti. Questi materiali ci consentono di descrivere come le tracce sono organizzate in percorsi educativi, sia come si sono svolti, sia come pensiamo possano svilupparsi nei mesi successivi seguendo le esigenze e gli stimoli di Francesco, Bianca, Ettore, Alma, Sveva, Milo, Rodolfo e Verdiana.

Un po’ di metodo.

Ogni settimana ciascuna équipe si riunisce attorno alla lettura e discussione del protocollo di osservazione relativa a un bambino o a un’interazione avvenuta al Nido. Solitamente parliamo di bambini ma è inevitabile parlare anche dei genitori, delle loro richieste e delle loro preoccupazioni.

Ai racconti raccolti dall’équipe si aggiungono le vignette raccontate a voce, o annotate su fogli o quaderni come appunti di viaggio.

Inoltre ci sono le immagini fotografiche, i lavori eseguiti da Angela, Viola, Marta, Giacomo e Rachele o i giochi che si sono andati via, via strutturando.

Tutto questo materiale è raccolto e rivisto. Alcuni incontri d’équipe sono dedicati alla ricognizione del lavoro svolto. Seguendo le tracce lasciate dai bambini e dalle educatrici si costruiscono i percorsi educativi.

I Percorsi non hanno la sacralità dei Programmi, a cui ci si deve attenere a tutti i costi, e nemmeno le velleità dei Progetti, solide promesse sulla carta che svelano le loro inconsistenze sul campo, e stentano ad essere mantenute di fronte ai legittimi e più forti interessi dei bambini.

Se ci è consentita un’altra metafora, potremmo dire che i Programmi didattici hanno la rigidità di una linea di trasporti metropolitana: una volta tracciata è quella.

I Progetti pedagogici sono come le linee degli autobus di superficie, il cui tracciato si adatta alla morfologia urbana, ai sensi unici e alla percorribilità di certe strade invece di altre, e anche alle richieste di servizio dei cittadini; però se non ti trovi alla fermata al momento giusto lo perdi.

I Percorsi educativi sono come i radio bus che vanno a prendere i passeggeri lì dove si trovano in quel momento, e pur non costituendo un servizio meramente individuale, portano ciascuno là dove deve andare.

Attraverso i Percorsi educativi cerchiamo di andare a ‘prendere’ Pietro e Cecilia, Emma e Ruby, Benedetta e Matilde, e tutti i 260 bambini che frequentano Sistema Nidi di Spaziopensiero, per portarli, lungo le tappe della loro crescita, fino all’appuntamento con la Scuola d’Infanzia, ricchi di una esperienza che li abbia resi capaci di stare costruttivamente insieme ad altri bambini, di aver provato alcuni dei molteplici linguaggi con cui la fantasia e il pensiero si esprimono, di saper gestire la loro aggressività e di affrontare le separazioni con consapevolezza e coraggio.

Nel corso dell’anno ogni équipe raccoglie molti racconti brevi che illustrano, come fossero tante fotografie narrative, momenti di vita al Nido: i bambini più grandi e più loquaci sono inevitabilmente protagonisti, ma i loro discorsi esprimono anche i pensieri di chi come Olivia, Leo, Lea, Giulio, Sofia, Mija, Arturo, Cesare, Samuele e Anna ancora ci parlano senza parole.