img674Stefano Fregonese

La storia dei servizi Nido. La storia dell?assistenza alla ?prima infanzia? risale alla met? del sec. XIX, con le prime iniziative di assistenza ai bambini da 0 a 3 anni in forme che, in qualche modo, preludono agli asili nido contemporanei. ?Nell?ottava riunione degli scienziati italiani (Genova settembre 1846) ? data la notizia del ?presepio?, organizzato dall?industriale Michele Bravo per i figli delle 300 operaie addette al suo filatoio ubicato presso Pinerolo, di quello in funzione dal 1842 per le mogli degli operai nelle cartiere Cini a san Marcello in Toscana, e dell?ospizio per lattanti aperto in una azienda agraria della Lomellina.? (F. Della Peruta ?Asilo nido in Italia. Il bambino da 0 a 3 anni?, Milano, Marzorati, 1980, vol. I, pp.13-38).

A differenza della odierna concezione dei servizi per l?infanzia, l?idea dell??ospizio per lattanti? muove dal bisogno dell?adulto di conciliare lavoro e famiglia e non da quello del bambino di vedere riconosciuto il primato della sua vita relazionale interna ed esterna. Oggi come allora l?idea del Nido aziendale ? che pur tra tanti obbrobri ha generato e genera qualche servizio di eccellenza riguardo soluzioni architettoniche, materiali utilizzati e, anche, proposte pedagogiche ? poggia sulla concezione del bambino come appendice della madre lavoratrice, dipendente da lei sotto ogni punto di vista.

La dialettica dei bisogni non coincidenti di genitore e bambino, quella ?lotta? che ? alla base della crescita creativa di entrambi, ? appiattita sugli indici di produttivit? della madre e non sviluppata sui bisogni relazionali di entrambi, che in questo particolare periodo della vita della famiglia si avvantaggiano quando sono rispettati i fattori di prossimit? alla comunit? di appartenenza territoriale. I primi nodi della rete di relazioni che accompagner? genitori e bambino lungo tutto l?arco dell?infanzia, non si possono allacciare se nei primi due o tre anni mamma e bambino vivono un pendolarismo relazionale ? per altro limitato all?orario di lavoro – in un quartiere, o pi? spesso in un non-quartiere, lontano chilometri da quello di residenza, dove in seguito il bambino frequenter? le scuole, i giardini, le famiglie dei coetanei, i centri sociali, gli impianti sportivi, etc. Invece, sappiamo che un corretto e dinamico rapporto tra autonomia e dipendenza relazionale ? alla base dello sviluppo armonico e critico del bambino. Il bambino che vede riconosciuti come propri certi ambiti di autonomia relazionale realizza una dipendenza pi? sana nei confronti dell?adulto e della comunit?.

Domanda individuale e domanda collettiva. Con ogni evidenza il nido aziendale risponde a una domanda collettiva dell?insieme delle mamme lavoratrici e riceve una risposta collettiva che non tiene conto delle richieste individuali di ogni singola madre in merito, per esempio, all?indirizzo educativo: la madre non potr? certo scegliere tra diverse offerte all?interno dell?azienda in cui lavora. Storicamente alla domanda collettiva di Nido corrisponde una risposta pluralistica dove lo Stato o il Comune – organismi collettivi di cui si ? dotata la comunit? per la gestione dei bisogni collettivi – sono garanti degli interessi comuni e condivisi e di valori quali la libert? di scelta dell?orientamento educativo. Invece, gli operatori privati forniscono risposte alle richieste individuali riguardo particolari indirizzi educativi, rispetto le confessioni religiose, l?articolazione dell?accoglienza del bambino su certi orari, l?omogeneit? etnica o culturale, etc.

A volte si ha l?impressione che la tensione tra chi vuole un servizio educativo pubblico statale (o comunale) forte e che garantisca al suo interno il pluralismo, e chi invece vede come unica garanzia del pluralismo il mercato formato da soli operatori privati non sia pi? attuale. Siamo invece chiamati a confrontarci con una nuova realt? nella quale la domanda collettiva di Nido ?, e sempre pi? sar?, avanzata da soggetti che faticano a riconoscersi nella medesima comunit?, non pi? sostenuta da un?unica identit? nazionale.

? vero che la domanda collettiva di Nido richieder? sempre pi? una risposta individualizzata ma ? anche vero che non si pu? trasformare d?ufficio, a priori, in domanda individuale. Il fatto ? che quando un genitore chiede l?accesso a un servizio per il proprio bambino 0-3 esprime sia una domanda collettiva, sia una domanda individuale. La dispersione delle risorse per rispondere a uno solo dei due aspetti della domanda ? quello individuale, attraverso bonus beb?, voucher, tate comunali ? a scapito dell?altro, quello collettivo, ? un problema reale.? ? anche vero che la risposta collettiva (il Nido comunale) fa sempre pi? fatica a includere non solo le domande individuali ma le diverse domande collettive che provengono dalle minoranze identitarie di cui la societ? multiculturale si compone, e/o da non esigui gruppi socialmente marginali. Inseguire la chimera di fornire risposte individuali a domande individuali di accudimento ed educazione del bambino 0-3 anni, ? doppiamente sbagliato quando s?ignora la dimensione collettiva del fenomeno e quando non si esprime una capacit? di leggere i bisogni e trasformarli in domanda: ma quali bisogni, quelli degli adulti o quelli dei bambini?

Facciamo qualche esempio. Il servizio di baby parking risponde al bisogno di un genitore ?solo?, che vive in un contesto urbano, di lasciare occasionalmente il bambino a qualcuno, a costi contenuti; il micronido e il nido condominiale rispondono alla fantasia condivisa tra adulti che nel ?piccolo? ci sia maggiore attenzione al bambino che nel ?grande?, ignorando o svalutando tutte le condizioni strutturali che permettono invece la cura di qualit? di cui il bambino ha bisogno; il nido aziendale ? come abbiamo visto ? risponde alle esigenze dell?adulto di conciliare tempi di lavoro e tempi di accudimento; i nidi privati confessionali rispondono pi? a orientamenti ideologico-religiosi dei genitori che al bisogno spirituale del bambino; le catene commerciali di nidi in franchising infine rispondono a logiche di business, dove il bisogno del bambino ? sottomesso al margine di profitto.

A Milano la garanzia di una politica dei servizi per l?infanzia che adotti il parametro bambino e muova dalla lettura della dialettica tra i bisogni del bambino e quelli del genitore, individuali e collettivi, sembrerebbe affidata al servizio pubblico inteso sia nella forma in cui l?ente ?governativo? (comunale o statale) gestisce direttamente il Nido, sia nella forma in cui il Nido comunale ? dato in gestione a enti non governativi accreditati e non profit, sia nella forma in cui l?ente non profit accreditato gestisce una propria struttura, convenzionata con l?ente pubblico. Su quest?ultima proposizione non mi sembra che ci sia un sereno accordo. Alcuni esprimono una posizione pregiudiziale che non ? tanto campata in aria ma che ha il torto della inattualit?: se i fondi destinati a sostenere il ?privato sociale? (o il ?pubblico non governativo?) fossero stati investiti nel servizio pubblico quest?ultimo non soffrirebbe il degrado in cui versa (vero), potrebbe fornire un servizio di qualit? (vero), sarebbe espressione della comunit? (dubbio), avrebbe mantenuto la capacit? di includere le minoranze sociali, etniche e culturali che la compongono (dubbio).

La realt? ? che espressione della cultura dominante, numericamente minoritaria ma politicamente maggioritaria, sono i governi locali e statali, che certo non brillano per politiche d?inclusione delle minoranze; essendo la scuola governativa di ogni livello strumento privilegiato dell?ideologia dominante, essa non ? in grado di garantire valori che la metterebbero in contraddizione con s? stessa. Ne consegue che oggigiorno in Italia la garanzia di democraticit?, di pluralismo, di laicit?, di capacit? di includere l?altro, il diverso e il marginale, di risposta ad un tempo collettiva e individualizzata al bisogno di Nido, di rispetto della diversit? culturale, non risiedendo pi? in modo esclusivo nella scuola governativa potrebbe manifestarsi sempre pi? nella pluralit? di scuole pubbliche non governative, espressione del sociale non profit e non confessionale: Nidi e Scuole capaci di un approccio pedagogico centrato sulla lettura del bisogno del bambino, sull?analisi della dialettica tra bisogni non coincidenti e tra le diversit?.