bpp blogstefano fregonese. Una delle prime domande che i genitori pongono all’educatore riguarda la giusta età in cui portare il bambino al Nido, ovvero come individuare il momento in cui egli sia in grado di socializzare.

Utilizzando come strumento di analisi le immagini fotografiche dei bambini che frequentano i Nidi di Spaziopensiero a Milano, impegnati nelle quotidiane attività educative tra cui uno spettacolo teatrale partecipato[1], abbiamo voluto compiere un?indagine sul rapporto tra socialità e individualit?à nel bambino sotto i tre anni, per cercare di articolare una risposta.

Il raffronto tra le immagini raccolte nei diversi servizi di Sistema Nidi Spaziopensiero, ha dato spunto a una riflessione sui diversi modi in cui si articola la relazione educativa e l?interazione tra adulto e bambino, e sul processo che porta il bambino a occupare un posto sulla scena sociale.

Nella quotidiana vita del Nido, le scene dell’immaginario condiviso sono continuamente allestite dai bambini e dagli adulti: la lettura di un libro, un gioco di costruzioni, una rappresentazione teatrale o di burattini, un disegno collettivo o la pittura individuale, un gioco di travestimenti o la preparazione immaginaria di un pasto; persino l’immaginificazione del pasto reale, la trasformazione del cucchiaino in aeroplano, obbliga adulto e bambino a contrattare la reciproca posizione sulla scena immaginaria e sulla scena sociale, dando luogo a diverse possibilità d’interazione.

Assumendo come emblematica la situazione osservata abbiamo individuato diversi tipi interazioni, e diversi tipi di adulti differenziati a seconda delle funzioni che esplicano nell’interazione con il bambino o con il gruppo di bambini:

- interazione tra bambino-bambino

- interazione tra bambino e adulto (in funzione) d’appoggio

- interazione tra bambino e adulto contenitore

- interazione tra gruppo bambini e adulto animatore

- interazione tra gruppo bambini e adulto sorvegliante

- interazione tra gruppo bambini e adulto ex cathedra

- interazione tra gruppo bambini e adulto osservatore

- interazione tra gruppo bambini e adulto collaborante

Abbiamo, quindi, focalizzato l’attenzione su un bambino che abbiamo descritto come bambino egregio (ex gregis), il bambino che emerge dalla situazione gruppale per procedere nel personale percorso d’individuazione.

Abbiamo anche descritto come adulto sufficientemente buono, quell’adulto – educatore o genitore – che chiamato dalle circostanze a occupare un ruolo tra quelli descritti sopra, riesce a transitare da una funzione all’altra, in relazione ai movimenti del bambino e del bambino nel gruppo; l’adulto capace di portare il bambino chiuso nella propria dipendenza o onnipotenza, verso la dimensione collaborativa, e di portare il gruppo primitivo – la banda o il gregge – a costituirsi come gruppo collaborativo e partecipante.

Il bambino, da parte sua, si muove sia in relazione al proprio mondo interno sia in relazione al mondo esterno, costituito dagli altri bambini e dagli adulti. Egli manifesta precocemente l’impulso a entrare nel gruppo banda o gregge per trovarvi riparo e riposo; o a uscire dallo stesso per a) – ricercare una relazione duale con l’adulto, b) – affermare narcisisticamente la propria individualià?, c) – andare alla scoperta del mondo.

Nel suo movimento verso l’altro e verso il mondo, il bambino può incontrare un altro bambino con cui riprodurre insieme e immediatamente alcune esperienze vissute o un loro sviluppo. Attraverso l’identificazione con i personaggi delle storie lette, raccontate o drammatizzate dagli adulti, i bambini costruiscono nuovi giochi, scene o situazioni, arricchite delle proprie emozioni. A questo livello la simbolizzazione può essere parziale: significati ed emozioni sono in buona parte agiti e i confini tra gioco e realtà facilmente valicabili. A volte ciò richiede l’intervento dell’adulto.

Affinché l’espressione delle emozioni da parte del bambino non sia una mera evacuazione, bisogna che esse cadano nella mente di un adulto disposto ad accompagnare il bambino nel processo di attribuzione di un significato appropriato. Il contenitore contribuisce a dare forma al contenuto. La rigidità o la plasticità dell’adulto/contenitore determinerà la qualità dell’esperienza emotiva del bambino.

La presenza dell’adulto determina l’aprirsi di diverse opzioni. Il bambino potrà appoggiarsi all’adulto per ritrovare il proprio assetto emotivo: si tratta di un’interazione di tipo ausiliario in cui l’adulto fornisce una funzione di supporto fisico ed emotivo/implicito al bambino. Il livello di coinvolgimento del bambino nel gioco, nella storia, nella rappresentazione teatrale, il livello d’identificazione con i personaggi e di espressione emotiva è allora parzialmente attenuato. Il bambino non è più totalmente sulla scena né individualmente, né come elemento anonimo del gruppo coinvolto in un gioco o in una rappresentazione.

Crescendo il livello di partecipazione dell’adulto, l’interazione con il bambino si arricchirà di nuove possibilità. Attraverso l’ascolto del bambino e grazie a commenti espressi su ciò che accade l’adulto coinvolge una parte dell’Io del bambino in un’attività di riflessione sull’esperienza e di autoriflessione sulle proprie emozioni. L’identificazione con i personaggi è attenuata ma la pregnanza emotiva dell’esperienza risulta accresciuta poiché si fissa a livello simbolico sia come narrazione sia come meta-narrazione.

L’adulto che si pone in posizione osservativa rispetto al gruppo, o ai singoli bambini, è interessato ai contenuti emotivi e culturali delle attività del bambino e delle interazioni di gruppo. La capacità dell’adulto di distinguere tra il funzionamento del gruppo primitivo e il gruppo che funziona in modo più sofisticato, cooperativo e collaborativo, influisce sulle dinamiche del gruppo stesso.

Al contrario, l’adulto può assumere una posizione di sorveglianza del gruppo banda o del gruppo gregge limitandosi a gestire (soprattutto nel secondo caso) le fuoriuscite dei singoli individui. In questo modello di interazione adulto e bambini sono poco interessati l’un l’altro, se non ad aspetti formali della rispettiva presenza (regole).

Anche l’adulto animatore assumendo una posizione di leader si rivolge a un gruppo poco sofisticato gestendolo a livello di emozioni primarie: eccitazione, paura, aggressività, depressione. Governare un solo sentimento è più facile rispetto a dover gestire tante differenziate sfumature emotive.

L’adulto può collocarsi in una posizione esterna al gruppo dei bambini assegnando direttivamente compiti collettivi o differenziati, così che ciascun bambino trovi nel gruppo una propria collocazione; i compiti assegnati ex cathedra a piccoli gruppi possono stimolare modalità di interazione collaborativa.

Nell’interazione partecipata adulto e bambino sono entrambi in movimento: l’adulto compie un passo verso il bambino e lo coinvolge in un’interazione che da duale diventa di gruppo; grazie all’aiuto dell’adulto il bambino trova una propria collocazione nel gruppo in base alle proprie esigenze e peculiarità. Il bambino che spontaneamente esce dal ‘gregge’ e muove verso l’adulto, attraverso la relazione con l’adulto entrerà nella dimensione del gruppo socializzato.

L’adulto sufficientemente buono è l’adulto capace di transitare da una funzione all’altra, in relazione ai movimenti emotivi del bambino e del bambino nel gruppo; è l’adulto capace di portare il bambino chiuso nella propria dipendenza o onnipotenza, verso la dimensione collaborativa; capace di portare il gruppo banda, lontano dalle sue derive distruttive, verso la struttura collaborativa della squadra e il gruppo gregge a costituirsi come gruppo propositivo e partecipante.

Quale risposta alla domanda iniziale, riguardo la giusta età in cui il bambino sia pronto ad affrontare il Nido, un ambiente sociale allargato e complesso rispetto alla famiglia: pensiamo che la responsabilità non debba essere lasciata solo sulle spalle del bambino il quale può presentarsi all’appuntamento con il Nido in momenti diversi del suo percorso evolutivo. Ciò determinerà una diversa propensione a operare movimenti nel mondo esterno verso altri singoli bambini, verso il gruppo o i gruppi di bambini o verso l’adulto.

Se in questo movimento incontrerà un adulto sorvegliante sarà rispedito nel gregge o confinato nel suo isolamento narcisistico; se incontrerà un adulto partecipativo, sarà aiutato a transitare, attraverso la relazione duale, verso il gruppo collaborativo; se incontra un adulto osservativo potrà procedere nella esplorazione individuale della dimensione emotiva del proprio mondo interno e del mondo esterno, o nella aggregazione a un gruppo collaborativo.

Ogni età sarà quella giusta se il bambino incontrerà adulti sufficientemente mobili e capaci di andargli incontro nella sua posizione di origine, e di transitarlo verso le diverse dimensioni della socializzazione di cui abbiamo cercato d’illustrare alcune articolazioni.


[1] L’evento teatrale è stato organizzato al Nido Tadino il 14 aprile 2010.