«acerbo sarai tu
talmente aspro
immangiabile da non volerne più
e poi chi ha detto che devo
piacere a te?
Io di certo no
a me va bene
il sapore che ho».
(Silvia Vecchini, Acerbo sarai tu, Topipittori)

75571a67-49d2-4e4a-90db-545e25f8a3c5Il 20 novembre si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini. Sono passati oltre trent’anni dalla promulgazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) ma ancora c’è bisogno di parlarne.

di Benedetta Gaddi


«acerbo sarai tu

talmente aspro

immangiabile da non volerne più

e poi chi ha detto che devo

piacere a te?

Io di certo no

a me va bene

il sapore che ho».

(Silvia Vecchini, Acerbo sarai tu, Topipittori)

Se scorriamo i cinquantaquattro articoli della CRC, possiamo individuare alcuni principi generali, trasversali a tutti i diritti: la non discriminazione per alcuna condizione; il superiore interesse dei minori in ogni decisione; la vita, la sopravvivenza e lo sviluppo; la partecipazione, l’ascolto e il rispetto dell’opinione dei minori.

Oltre a questi principi, nella stesura degli articoli, sono state prese in considerazione varie tematiche, relative a tutte le aree di vita di una persona bambina: i diritti civili, la famiglia, la salute, l’educazione, il gioco e le attività culturali, la tutela e la protezione da ogni forma di violenza.

Leggiamo che ogni bambino e adolescente ha diritto ad avere un’identità; ad esprimere la propria opinione nelle questioni che lo riguardano; alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Ha diritto ad avere una famiglia che lo protegga; a ricevere istruzione; a essere educato in modo che possa sviluppare la propria personalità, le proprie facoltà e le proprie potenzialità. Ha diritto ad avere spazi e occasioni di relazione e socializzazione; all’ozio, al gioco e al tempo libero.

Sembrano così scontati eppure non lo sono.

Non dobbiamo andare troppo lontano per rendercene conto. Non è necessario evocare alla mente i bambini usati come soldati nelle guerre, le bambine obbligate a sposarsi o a subire mutilazioni genitali, i minori sfruttati come forza lavoro, i bambini migranti non accompagnati che affrontando il mare perdono non solo i propri genitori ma anche il proprio nome, se riescono a non perdere la vita.

Resto più vicino a noi e penso a tutti i bambini e i ragazzi che nei mesi scorsi hanno visto il loro diritto all’istruzione negato perché non avevano a disposizioni gli strumenti per la famosa didattica a distanza; ai bambini affetti da malattie invalidanti che non possono accedere ai contesti educativi e ricreativi perchè spesso quei luoghi non sono dotati di adeguati accorgimenti e facilitazioni. Penso ai minori che devono attendere tempi lunghissimi per ricevere sostegno e cura per il loro benessere psicologico perché le liste d’attesa dei servizi pubblici della salute mentale sono infinite. Penso ai bambini e ai ragazzi che subiscono maltrattamenti e violenze fisiche ed emotive; che in vari contesti di vita quotidiana sono discriminati o che vengono bullizzati per il colore della loro pelle, per la loro identità di genere, per l’orientamento sessuale che scoprono in adolescenza.

A Spaziopensiero abbiamo a disposizione un osservatorio peculiare. Abbiamo la possibilità di incontrare nei servizi educativi che gestiamo e che abbiamo gestito in diverse zone della città i bambini più piccoli. Nei servizi clinici di Spazioclinico ci dedichiamo alla cura, alla prevenzione delle difficoltà relazionali e personali, alla promozione della salute psichica dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie. Ci arricchisce l’ascolto delle istanze di cittadini bambini e ragazzi, occupandoci di progetti e laboratori di partecipazione sociale in collaborazione con il Comune di Milano e con la Garante dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti di Milano. Queste esperienze ci offrono la possibilità di entrare nel mondo dell’infanzia, di saggiarne i pensieri e le sensazioni, di sentirne i bisogni e i desideri.

A questo punto però mi fermo e faccio un passo indietro.

Riparto dalla parola diritto. Deriva dal verbo latino dirigere, composto da deregere, che aveva il valore originario di indicare una direzione o tracciare una via.  Questo mi suggerisce di pensare ai Diritti dei bambini e degli adolescenti, stabiliti dalla Convenzione ONU, come a una traccia che indica quei principi che fanno di un bambino, un bambino e di un ragazzo, un ragazzo.

Credo, inoltre, si debba pensare ai Diritti dei bambini come a qualcosa che riguarda anche gli adulti. Siamo innanzitutto noi grandi a dover dar forma e seguire quella direzione e quella traccia che ci indicano proprio i bambini per rispettarli e di conseguenza proteggerli, difenderli e aiutarli a crescere e diventare adulti. Siamo noi che dobbiamo prendere coscienza di ciò che rischiamo di non offrire all’infanzia, derubando i bambini di quelle esperienze che permetterebbero loro un buon sviluppo e una buona crescita.

Ma quali sono queste buone esperienze?

Per trovare una risposta a questa domanda penso ai bambini che ho incontrato e incontro nella mia quotidianità. Riconoscere dei diritti ai bambini e trovare il modo giusto per garantirli credo che sia possibile solamente se si riconoscono ad essi dei bisogni. Uso questo termine ad indicare non solo quelle esigenze fisiologiche che devono essere soddisfatte per garantire la sopravvivenza fisica di un individuo (come la fame e la sete, il sonno, la regolazione termica, l’igiene…) ma anche, e in questo contesto soprattutto, a quei bisogni che riguardano lo sviluppo emotivo di un soggetto.

Mi riferisco al bisogno del bambino di sentirsi protetto e al sicuro, contenuto non solo fisicamente dalle braccia di un adulto ma anche emotivamente dalla mente dell’altro. Un bambino ha anche bisogno di vivere in un ambiente sano e accogliente, che gli fornisca cure e stimoli in modo adeguato e funzionale alla sua crescita e al suo sviluppo. Ha il bisogno di giocare, intendendo il gioco non solo come esperienza di piacere e godimento, ma anche come occasione per il bambino di creare un collegamento tra il proprio mondo interno e il mondo esterno in cui vive. Penso infine ai bisogni di creare e coltivare legami con gli altri, che possano essere fonte di gratificazione, confronto e apprendimento; di separarsi dai propri genitori per realizzare appieno il proprio Io.

La soddisfazione di questi bisogni permette al bambino di crescere in modo sano, di sviluppare le proprie competenze cognitive ed emotive; di costruire un senso di Sé di interezza e completezza, di raggiungere un buon livello di integrazione dell’Io; di acquisire un senso di autostima e di fiducia verso di sé e verso gli altri; di diventare consapevole delle proprie risorse e di saperle utilizzare nei momenti di crisi. Questo è vivere e non solo sopravvivere fisicamente.

Riuscire a dare risposta a questi bisogni, credo sia il primo passo per poter rispettare i bambini e i loro diritti. Noi di Spaziopensiero proviamo a farlo, progettando e proponendo spazi e tempi di cura e supporto per tutti i bambini, gli adolescenti e per i loro genitori.

Lo facciamo quando apriamo i nostri servizi per l’infanzia a tutti i bambini, indipendentemente dalle loro condizioni di salute e dalle condizioni socioeconomiche nelle quali vivono le loro famiglie. Lo facciamo quando disegniamo ambienti su misura dei bambini, spazi ampi e trasformabili, con particolare attenzione ai materiali utilizzati e all’ambiente esterno. Lo facciamo quando le nostre educatrici si incontrano per condividere pensieri e riflessioni attorno ai bambini e quando offrono spazi di confronto con e tra i genitori. Lo facciamo quando guardiamo al quartiere, nella convinzione che si debba partire dai bambini per costruire una comunità virtuosa.

E lo facciamo infine quando ci predisponiamo a stare coi bambini, rispettando quelle tracce di bisogni e diritti che loro stessi ci indicano: il diritto di un tempo ozioso non programmato dagli adulti; di sporcarsi, di usare le mani, di sentire gli odori; di essere selvaggio o composto, di stare da solo o con gli altri; di usare la fantasia e l’immaginazione o di immergersi nella realtà; di disporre delle sfumature del mondo esterno e interno; di nutrirsi di cibi buoni; di essere silenzioso o di trovare le sue parole per comunicare.

[Breve nota finale: ho usato per tutto il testo una declinazione delle parole al maschile al solo scopo di rendere più lineare la lettura; troppi asterischi al posto di a, o, e, i mi confondono. È indiscutibile che penso e mi riferisco indistintamente a maschi, femmine, a chi ancora non lo sa, a chi si sente entrambi, a chi si sente nessuno dei due…].

Altre tracce di diritti – ovvero una bibliografia utile per piccoli e grandi

B. Alemagna, Che cos’è un bambino, Topipittori

B. Alemagna, La bambina di vetro, Topipittori

B. Alemagna, Un grande giorno di niente, Topipittori

A. Basil, E. Keret, L’incredibile avventura di un bimbogatto, Terre di Mezzo Editore

R. Bozzi, O. Zagnoli, Il mondo è tuo, Terre di Mezzo Editore

M. Cottin, Io, Gallucci Editore

V. Docampo, A. de Lestrade, La grande fabbrica delle parole, Terre di Mezzo Editore

J. Howe, R. Cecil, Brontorina, Terre di Mezzo Editore

É. Jadoul, Sulla mia testa, Babilibri

J. Lyward, La mia grande famiglia, Topipittori

L. Mattia, Mook, Prima di me, Topipittori

S. Mattiangeli, C. Carrer, Come funziona la maestra, Il Castoro

Yu Jin, A chi somiglio, Terre di Mezzo Editore

L. Lionni, Pezzettino, Babalibri

L. Lionni, Piccolo blu, piccolo giallo, Babalibri

A. Sanna, Una casa, la mia casa, Corraini

M. Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Adelphi

S. Stoddard, I. Chemayeff, Stavo pensando, Topipittori

S. Vecchini, Acerbo sarai tu, Topipittori

B. Waber, S. Lee, Chiedimi cosa mi piace, Terre di Mezzo Editore