Tampax-punk-8di Stefano Fregonese

Se sovrapponiamo una griglia ‘psicoanalitica’ – nel senso di utilizzare i concetti psicoanalitici che permettono di rilevare la qualità psichica di certi fenomeni – sull’insieme di proposte, richieste, denunce, testimonianze, avanzate dai bambini con cui entriamo in contatto nell’ambito dei progetti di partecipazione sociale (Idee Bambine, Pensieri Bambini e ConsigliaMI), getteremo una diversa luce su ciò che i bambini ci stanno comunicando. Proviamo a usare come cluster i concetti di angoscia, aggressività, sessualità e conoscenza. Gran parte dei temi proposti in prima istanza dai bambini cade nelle prime due aree e della prima in quella dell’angoscia paranoide. I bambini sentono di doversi occupare del rapporto tra aggressività e angoscia. Sul piano politico, della gestione delle manifestazioni sociali di questo rapporto, c’è una consapevolezza diffusa del fatto che i due fenomeni si alimentano in modo diretto e perverso: all’aumentare dell’aggressività fa seguito un aumento dell’angoscia paranoide. Questo è facile da capire. Non è difficile, però, nemmeno comprendere che l’aumento dell’angoscia paranoide provochi un’intensificazione delle azioni di repressione e controllo che a sua volta generano nuova angoscia e una certa dose aggiuntiva di aggressività.

Fin dall’inizio ci siamo posti il problema di applicare anche in quest’ambito del nostro lavoro la salvaguardia e la promozione dell’esercizio delle funzioni genitoriali:

Contenere angoscia e aggressività > generare angoscia

Sostenere la speranza                       > seminare disperazione

Generare amore                                > diffondere odio

Promuovere il pensiero                    > produrre menzogne e confusione

L’ascolto delle manifestazioni di angoscia dei ragazzi non è di per sé una testimonianza di contenimento e ancor meno di comprensione. C’è una forma di ascolto che evadendone il significato distrugge il senso della comunicazione. Generalmente di fronte all’angoscia espressa dai ragazzi l’adulto, più o meno consapevolmente, compie la seguente manipolazione: sposta l’attenzione dai contenuti più pregnanti verso quelli che ritiene più gestibili, emotivamente neutri, o sui quali ha delle risposte pratiche a portata di mano. Perciò i parchi pubblici sono pieni di panchine anche se nei laboratori gli alunne delle primarie parlano di bullismo e di bambini stirati dalle auto, e nelle sedute Consiliari le ragazze chiedono di affrontare il problema della violenza alle donne, dell’educazione sessuale, delle diverse forme di sopraffazione e intimidazione sociale di cui temono di essere vittime, o lo sono state.

Tra le diverse forme di violenza che bambini e ragazzi denunciano c’è quella sottile e quotidiana esercitata dal traffico urbano, dall’invadenza e dalla pericolosità oggettiva costituita dalle auto, sia come oggetti contundenti sia come oggetti soffocanti, per i gas che emettono e per lo spazio che occupano. I bambini chiedono percorsi e accessi sicuri per recarsi a scuola, in palestra, al parco, in piscina, e ritornare vivi e vegeti a casa.

Quando i bambini parlano, prendiamo nota delle loro denunce e indaghiamo se la fonte dei contenuti espressi rimandi a esperienze personali, conoscenze dirette e o suggestioni esterne che modificano la percezione della realtà. Più difficile è comprendere quanta parte abbiano le proiezioni di fantasie interne sulla realtà esterna. È un fatto che prima di liberare la capacità creativa sia necessario passare attraverso le forche caudine dell’angoscia paranoide e depressiva. I bambini denunciano la propria mancanza di sicurezza e quella del mondo in cui vivono, invocando polizia e telecamere, sgomberi e abbattimenti, ruspe e rimpatri, controllo e sanzioni. Compiacimento o indignato fastidio sono le risposte ideologiche degli adulti.

Il nostro compito di adulti però non è di plaudire o contrastare, ma favorire un processo trasformativo dell’angoscia e dell’aggressività, e di generazione del pensiero. Detto in altri termini, ci poniamo l’obiettivo di riattivare il circolo virtuoso grazie al quale le funzioni superiori dell’Io sostengano la speranza di un cambiamento; e la speranza e il desiderio sostengano lo sviluppo del pensiero e la creatività, la capacità di trasformare in realtà ciò che si è immaginato.

Neppure Freud è stato chiaro nel definire quando, e quanto, sia la libido a sostenere lo sviluppo delle funzioni dell’Io e quando accada il contrario, cioè quando un certo sviluppo del senso d’integrità dell’Io sia il presupposto per l’emergere della libido nella sua declinazione di desiderio e speranza. Nel dubbio cerchiamo di agire su entrambi i fattori in modo equilibrato a seconda delle circostanze.

Crediamo che questo metodo faciliti l’accesso dei bambini e dei ragazzi alla partecipazione sociale, e li protegga dalle manipolazioni operate in buona o cattiva fede dagli adulti.

L’integrità dell’Io, come quella della comunità, è messa in pericolo dalle esondazioni di angoscia paranoide e depressiva, le quali ottengono, sul piano del funzionamento psichico individuale il risultato di compattare l’Io al prezzo di scissioni e negazioni, sul piano sociale quello di compattare parte della comunità al prezzo di ingiustizie, esclusioni e discriminazioni.

Quando riusciamo a disinnescare nei bambini l’oscillazione tra angoscia paranoide e angoscia depressiva, quel continuo pendolo tra la paura e la malinconia, tra il temere di essere, o l’identificarsi nel, mostro da un lato e provare l’impotenza della vittima dall’altro, si aprono nuove prospettive. L’aggressività – intesa come forza propulsiva e non meramente distruttiva – e la libido, sono messe al servizio della crescita e del desiderio di cambiamento, la giovane persona può nutrirsi della relazione con gli altri. Inizia a pensare, non sulla scorta di quell’imperativo categorico che ha devastato la generazione del “io penso positivo” a tutti i costi, ma perché l’angoscia è stata prima contenuta e poi trasformata.

Bambini e ragazzi accedono allora a forme di pensiero critico e propositivo insieme, e dimostrano lucidità e essenzialità: dateci più strumenti chiedono le ragazze e i ragazzi. Vogliamo istituire degli ambiti dove discutere e apprendere riguardo diversi aspetti dello sviluppo individuale e sociale dell’essere umano che non si trovano più nelle discipline curriculari; vogliamo progettare insieme luoghi sicuri e vivibili dove passare la nostra giornata di studio; vogliamo partecipare alla preservazione o re-integrazione di un ambiente ecologico.

C’è una scollatura che dobbiamo sanare. Vi racconto un episodio. Durante una seduta consiliare tre consigliere di terza media hanno avanzato le seguenti proposte: inserire l’educazione sessuale tra le materie scolastiche; promuovere il dibattito a scuola e fuori della scuola su argomenti come razzismo, olocausto e violenza sulle donne, quando serve; installare nei bagni delle ragazze di distributori automatici di Tampax e assorbenti. L’episodio mi ha molto colpito e per un po’ mi sono arrovellato su come mettere insieme le tre cose che sono chiaramente legate tra loro per nessi forse non immediatamente evidenti.

Ho pensato, alla fine che le ragazze hanno fatto una fotografia spietata di un certo rapporto tra adulti e ragazzi, dove gli adulti riversano sui ragazzi le loro angosce irrisolte senza dare loro strumenti adatti per elaborarle. A fronte di questioni fondamentali della crescita individuale e del vivere sociale diamo loro un calendario: dell’olocausto si parla il ventisette gennaio, della violenza alle donne l’otto marzo, dei diritti dei bambini il venti novembre, delle morti sui luoghi di lavoro il primo maggio, del fascismo come piaga psichica, sociale e politica il ventinove febbraio….

Curiosamente, la ragazza che ha chiesto l’inserimento dell’educazione sessuale tra le materie scolastiche curriculari – alla pari dell’educazione alla cittadinanza che però, ha precisato, già lo sarà dal prossimo anno – ha riconosciuto che l’educazione all’affettività è materia trattata alla scuola primaria. Insomma, gli strumenti ci sono ma non quando servono. Un po’ come gli assorbenti che non sono a disposizione quando il menarca sorprende la ragazza tra i banchi di scuola.

La vita sorprende i ragazzi tra i banchi di scuola e fuori dalla scuola in molteplici forme, a volte li coglie impreparati, altre volte se non proprio pronti almeno reattivi. Il problema è quando li corrode lentamente, come le polveri sottili fanno con i loro bronchi, la propaganda con il loro senso critico, l’eccitata maniacalità con la capacità di riflettere, l’avidità, l’angoscia e la distruttività degli adulti con il loro diritto alla speranza.

[Nota: l'immagine riproduce la copertina di un vinile di un noto gruppo punk italiano degli anni '70; apparentemente, nulla ha a che fare con i contenuti dell'articolo]