strega“Un giorno la strega ritornò, accese tutti gli schermi e tutti ripresero a guardare dentro la scatola delle ombre colorate. I libri e i giocattoli furono abbandonati e rimessi negli scatoloni come rifiuti.

Il vento, il sole, l’acqua, le nuvole, lasciavano invano i loro richiami. I libri nelle biblioteche aspettavano che i bambini tornassero a prenderli e leggessero le bellissime storie che conservavano nelle loro pagine. Niente. L’incantesimo aveva stregato tutti. Nessuno leggeva più. Nessuno giocava più.

Ho detto nessuno? Ho sbagliato”. (Mario Lodi, La Strega)

Trafficamenti (di Claudio Sambusida) è un cortometraggio nato dall’intento di raccontare i percorsi educativi di Asilo Bianco attraverso l’esperienza del movimento e mediante l’uso di uno strumento di documentazione dinamico.

Obiettivo del documentario non è mettere a disposizione filmini ricordo dei bambini che quest’anno hanno frequentato un nido di Spaziopensiero, quanto offrire un ulteriore vertice di osservazione e riflessione sui loro percorsi di crescita.

Le immagini proposte descrivono una molteplicità di sguardi possibili su momenti di vita al nido, su attività laboratoriali, sulla natura e le modalità di lasciare tracce e segni della propria esperienza, a volte casualmente, a volte intenzionalmente.

Proporre un documentario video in tempi attuali, in cui la videocamera è invocata come garanzia di tutela del benessere dei più piccoli nei servizi per l’infanzia è una scelta coraggiosa e la riflessione che si impone è doverosa. La macchina da presa che riprende i bambini facendosi da parte, concentrata su particolari oppure non a fuoco si muove animata dal desiderio di avvicinare le esperienze dei bambini con autenticità. Essa adotta il punto di vista che alleniamo nell’uso dell’osservazione psicoanalitica applicata ai contesti educativi e nella scrittura di protocolli. Le osservazioni, nel loro tentativo di essere puntuali e oggettive, possono poi ricomprendere – nel momento della discussione di gruppo – la natura e la qualità delle emozioni del bambino, in uno sforzo continuo di comprensione del suo mondo interno profondo e attento, libero da preconcetti o teorie precostituite.

I fotogrammi che catturano talora i volti e gli sguardi di qualche bambino hanno come obiettivo quello di suscitare un pensiero, porre una domanda, concentrare l’attenzione su dettagli che spesso sfuggono alla comune considerazione, provare a ribaltare anche solo per gioco il senso di una visione. Tutto questo è ben diverso dall’occhio di un grande fratello che, nella sua pretesa di essere portatore di verità, viola inevitabilmente il diritto di riservatezza di ogni bambino. Nel presunto intento di proteggere la sicurezza, le telecamere al nido compromettono il senso stesso dell’agire educativo che è fondato sulla fiducia, sull’alleanza genitore-educatore, in un percorso di condivisione complesso, a volte accidentato. Una registrazione a circuito chiuso delle giornate al nido chiude letteralmente il fecondo processo di scambio fra bambini, genitori ed educatori, elimina la prospettiva del confronto, appiattisce il pensiero riducendolo a fatti circostanziati, atrofizza lo slancio dell’immaginario di cui i bambini sono portatori.

Una società che si propone di investire denaro in sistemi di sorveglianza e non in formazione, supervisione e cultura è una società che si dichiara perdente ancor prima di aver tentato la sfida dell’educare. Chi esercita il lavoro educativo con professionalità ed etica non può illudersi che dimostrare una buona condotta in una videoregistrazione lo esoneri dal compito del continuo dialogo interno – e fra colleghi – di studio, di scelte, opportunità, sperimentazioni, dubbi, prospettive, speranze.

Quando Freud commentava che il mestiere del genitore e dell’insegnante sono un’impresa impossibile, certo non suggeriva una rinuncia. Educare, come intraprendere un’analisi, sono percorsi il cui esito è incerto, imprevedibile e non assicurato. Nondimeno ogni padre o madre sufficientemente buono non rinuncerebbe all’avventura faticosa, difficile ma insieme appagante, inaspettata e creativa del generare vita e accompagnarla ogni giorno.