IMG_2394Stefano Fregonese – Come ogni anno, di questi tempi, si tirano le somme del lavoro svolto. La ricognizione dei percorsi educativi è una prassi che caratterizza l’impostazione del lavoro nei servizi educativi di Spaziopensiero. Se il pretesto è mettere i genitori a conoscenza dei percorsi educativi intrapresi dai bambini, individualmente e come membri del gruppo, lo scopo della ricognizione è più profondo: si tratta di reperire la struttura sottesa all’insieme di esperienze che si sono succedute nel corso dell’anno; si tratta anche di restituire ai bambini e ai genitori il contenuto delle loro produzioni e proiezioni, elaborato e dotato di un senso condiviso. Quest’anno, per ciò che riguarda la Scuola d’infanzia PICCOLI&grandi, ci siamo anche proposti di evidenziare  la diversificazione delle esperienze tra il gruppo dei piccoli di 2-3 anni  e quello dei grandi di 4-5 anni.

Il materiale documentale che testimonia i percorsi fatti dai bambini nel corso dell’anno è ricco e vario; ciò ha reso l’individuazione del, o dei fili rossi che sottostanno all’articolazione del lavoro più incerta. Come sempre l’ispirazione l’hanno offerta i bambini. L’immagine dei bambini che dall’alto della Torre Branca osservano la città e il mondo, ha evocato altre innumerevoli situazioni in cui il loro sguardo si è posato sulla realtà esterna con tale intensità da far pensare che nello stesso momento esso stesse scandagliando anche un paesaggio interno ricco di sfumature emotive.

Abbiamo, dunque, eletto il tema dell’osservare come filo conduttore dei nostri percorsi:

  1. - osservarsi dentro e fuori
  2. - osservare il contesto scuola
  3. - osservare il vasto mondo esterno
  4. - osservare minuti microcosmi
  5. - l’osservazione dei bambini.

Abbiamo tenuto come riferimento gli ambiti di lavoro indicati a inizio anno nel piano di offerta formativa redatto a inizio anno:

  • Il sé e l’altro
  • Il corpo e il movimento
  • Immagini, suoni e colori
  • I discorsi e le parole
  • La conoscenza del mondo

Muovendoci lungo queste direttrici, già nel lavoro di documentazione e ancor di più durante la ricognizione ci siamo resi conto quanta parte abbia la questione dello sguardo nello sviluppo della relazione educativa. Come è noto parte integrante del nostro modo di lavorare è l’attitudine e l’abitudine a volgere uno sguardo che osserva e comprende il bambino, sia individualmente sia collettivamente.

Ora, da un lato, sia come genitori, sia come educatori, siamo naturalmente portati a cercare i segni della crescita e del cambiamento nell’accrescimento del vocabolario del bambino, sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo. Cerchiamo i segni di cambiamento e trasformazione del corpo, sia in termini quantitativi sia qualitativi: teniamo sotto controllo il peso, l’altezza, facciamo di tanto in tanto il bilancio delle malattie patite e dei malesseri manifestati, valutiamo l’agilità, la pigrizia, l’irrequietezza, gli incidenti in cui incorre e i danni che si procura. Cerchiamo poi i segni di crescita nella capacità del bambino di tollerare le frustrazioni, di socializzare, di essere autonomo e indipendente, di manifestare le paure e di superarle, di dimostrare affetto ma anche di considerare queste manifestazioni un bene prezioso che non va sperperato ovunque e con chiunque.

Dall’altra parte sappiamo che cercare di ridurre l’esperienza umana a soli elementi oggettivabili è sforzo vano e inconcludente. Perciò insistiamo sul valore dell’osservazione come apertura di uno spazio mentale dove accogliere quegli aspetti del bambino, irriducibili alla parola, alla cognizione e alla concettualizzazione, che il bambino vuole siano compresi – presi insieme con quel che di lui appare e può essere processato coscientemente.

Altrettanto importante è dire qualcosa sul bambino che osserva, se stesso, gli altri, il mondo attorno a sé, cercando di capire e comprendere, e allo stesso tempo di trasformare. I processi trasformativi che s’innescano nell’osservazione e nella rappresentazione della realtà divengono più raffinati quando si attivano i processi della immaginazione e della simbolizzazione che consentono al bambino di trasformare immagini in segni e viceversa.

Per il bambino il processo di osservazione è inerente all’impulso di entrare in contatto con la realtà interna ed esterna, allo sforzo di farla propria identificandosi con essa e, infine, di rappresentarla, cercando di integrare percezione, emozione e ragione, istinto ed esperienza.

Gioco, disegno, linguaggio, sono ad un tempo strumenti, processi e prodotti dell’attività mentale e relazionale del bambino e dell’espressione di questa attività; processi in cui la funzione dell’osservazione è strategica al loro sviluppo. Per esempio, parafrasando John Berger, possiamo dire che per il bambino disegnare è scoprire: è appunto l’atto di disegnare che costringe il bambino a guardare l’oggetto che ha di fronte, a sezionarlo con gli occhi della mente e a rimetterlo insieme. Una linea, un’area di colore, non sono davvero importanti perché registrano quel che il bambino vede ma per via di quel che, a partire da lì, sarà portato a vedere. Ogni conferma o smentita - dice Berger – lo porta più vicino all’oggetto, finché non sarà, per così dire, al suo interno: i contorni di quel che ha disegnato non indicano più il margine di quel che ha visto, ma il margine di quel che è diventato.

Che cosa siano diventati i nostri bambini in quest’anno di Scuola, è la domanda che più ci sta a cuore; più di cosa hanno fatto, o di come sono stati. Naturalmente, questi ultimi sono aspetti importanti del percorso educativo ma credo che il nostro interesse condiviso riguardi le trasformazioni cui vanno incontro i nostri bambini crescendo.

Ancora, lo strumento più efficace per rapportarsi al cambiamento è l’osservazione. Osservare è un modo molto delicato e discreto di governare il cambiamento e gestire le trasformazioni; è potenzialmente ed effettivamente intrusivo ma, naturalmente, la qualità dello stato mentale che sottende lo sguardo fa la differenza tra l’effettuare una scansione e un controllo oppure offrire uno spazio mentale benevolo che il bambino possa abitare con una certa libertà; le qualità con cui il bambino abita la nostra mente inducono in noi quelle trasformazioni emotive, che se ben lette, ci aiutano a raggiungere una forma più adeguata di comprensione della sua realtà.