cerchio e croce6Introduzione alla ricognizione dei percorsi educativi e didattici 2015-2016 svolti nei servizi per la prima infanzia di Spaziopensiero.  Stefano Fregonese

“Ho usato come modello di trasformazione l’esempio del dipingere e della sua relazione con l’oggetto che ci si propone di rappresentare.Userò ora l’immagine del riflesso sull’acqua e il movimento dell’aria che lo distorce. Possiamo pensare alla relazione tra la rappresentazione e l’oggetto distorta dalle emozioni, come un’immagine riflessa sulla superficie di un lago distorta dalla brezza. Egualmente, le emozioni attive possono essere messe in relazione con l’oggetto anche se disturbate dalla rappresentazione. E ancora, la rappresentazione può essere considerata in relazione alle emozioni e vice versa anche se disturbata dall’oggetto.”
[W. R. Bion, Trasformazioni. Il passaggio dall'apprendimento alla crescita. 1965]

C’eravamo proposti a inizio anno di avviare una riflessione sulla cultura dell’infanzia e sull’infanzia della cultura, ovvero sui primi passi che i bambini compiono nella produzione di quegli elementi culturali che fungono da collante emotivo e cognitivo insieme, del gruppo e della comunità. È vero che pur essendoci dati un obiettivo, la modalità di navigazione pre-colombiana che ci contraddistingue, non ci permette di dotarci di una rotta ed è vero anche che per qualche ragione quest’anno è stato più difficile usare il sestante durante i lunghi mesi di mare aperto. Nel rispetto dei tempi che ci siamo dati, però, qualcuno assiso sulla coffa nei giorni scorsi ha gridato: “Terra!” e tutti ci siamo preparati allo sbarco. Quale sia la terra, o fuor di metafora, quale sia il tema che ha accomunato il lavoro svolto nei diversi servizi di Spaziopensiero, abbiamo cercato di delinearlo nel seminario di sabato 28 maggio dedicato alla ricognizione del lavoro educativo.

L’équipe di Jan Palach ha parlato della funzione e dell’uso del libro nel lavoro educativo e nella costruzione della comunità sociale; l’équipe di Asilo Bianco si è interrogata sugli effetti provocati dalle perdite e dalle distrazioni, mentre le colleghe del CPI Spaventa hanno proposto una riflessione sul cambiamento; PICCOLI&grandi Nido ha posto l’attenzione sulla funzione e uso degli oggetti scelti dai bambini per progredire nello svolgimento dei loro compiti educativi, mentre PICCOLI&grandi Scuola ha presentato il lavoro svolto attorno al tema della trasformazione che interviene nel passaggio dalla parola parlata alla parola scritta. Dal Nido Zizì una riflessione sul cambiamento nel cambiamento.

Il compito di chi scrive avrebbe dovuto essere quello di trovare una sintesi capace di comprendere all’interno di una logica concettuale i diversi temi, come un confine orografico comprende entro una logica geografica territori di diversa natura.

Il concetto di trasformazione nell’accezione che gli dà W. R. Bion, è stato scelto quale minimo comune denominatore tra le esperienze dei diversi servizi. Per Bion trasformazione è quel processo che consente l’evoluzione dall’apprendimento alla crescita intesa come sviluppo mentale e ne marca la differenza.

Questo è un punto importante perché noi aspiriamo alla possibilità di offrire ai nostri bambini non solo occasioni di apprendimento ma di sviluppo delle capacità di apprendere e di concettualizzare a livelli più astratti. Fa parte dell’esperienza comune che forti sentimenti di amore e odio condizionino la capacità di discriminare e apprendere, dice Bion proprio nel suo testo intitolato Transformation. Change from learning to growth (Trasformazione. Il cambiamento dall’apprendimento alla crescita) ed è dunque l’impegno che mettiamo nel comprendere e contenere questi sentimenti che può fare la differenza nel garantire ai bambini un percorso di crescita.

In questo senso, la registrazione degli aspetti visibili dei cambiamenti che intervengono nei bambini, così come proposta dalle colleghe del CPI Spaventa, non può che sottendere quella relazione affettiva in cui bambino ed educatrice si coinvolgono, ma non necessariamente la certifica. Le osservazioni che operiamo sui bambini e sulle risposte emotive dell’adulto impegnato nella cura del bambino, ci avvicinano alla possibilità di rilevare le trasformazioni che intervengono nel bambino, così come intese da Bion.

La lettura degli stralci dei protocolli d’osservazione utilizzati un po’ da tutte le équipe ha fornito un indizio sulla natura della relazione educativa e sul suo potenziale carattere trasformativo. La supervisione non è una psicoanalisi e ci sono dei limiti che l’équipe pone alla possibilità di addentrarsi nell’analisi delle perturbazioni emotive che intervengono nella relazione con i bambini.

Una trasformazione nel senso della crescita è quella descritta dalle colleghe della Scuola d’Infanzia. Il passaggio dalla parola parlata alla parola scritta nel bambino è un’esperienza colma di emozioni e, come nel caso dei bambini che ritardano l’acquisizione della parola, nel caso di bambini che incontrano difficoltà di apprendimento della scrittura ci dobbiamo preoccupare della qualità emotiva della relazione educativa in cui sono coinvolti.

Preventivamente, ci dobbiamo preoccupare di lasciare a disposizione dei bambini (e delle educatrici) una varietà di strumenti da utilizzare per operare la trasformazione nel senso di acquisizione di nuove conoscenze, e anche di crescita come sviluppo mentale.

Questa è stata l’idea sottostante il Catalogo degli Oggetti, proposto da PICCOLI&grandi Nido, che più propriamente dovrebbe chiamarsi Catalogo degli Strumenti. Nel costruire la propria rappresentazione dell’Oggetto il bambino deve avere a disposizione strumenti e tecniche quanto più varie possibili. Come il pittore che rappresenta l’oggetto sulla tela – e può farlo con tecnica da espressionista o da verista o da surrealista, e può usare tempera, olio o altri materiali – così il bambino potrà scegliere un bilibo o una seggiolina, un tavolo col buco o un libro col buco, e tra i libri, proprio quello e non un altro – ci dicono le colleghe di Jan Palach – per rappresentare i propri oggetti interni e le trasformazioni che intervengono tra essi nel suo mondo interno.

L’usuale seminario di ricognizione dei percorsi educativi svolti nei diversi servizi è una riflessione critica della rappresentazione che ciascuno dà del proprio oggetto di lavoro. La rappresentazione dell’oggetto, ammonisce Bion, risulta sempre distorta; perché essa sta dove l’oggetto non c’è più. Una rappresentazione non soddisfacente può turbare lo stato emotivo o, può essere la natura del lavoro stesso a interferire nella relazione tra emozione e rappresentazione, distorcendo l’una e l’altra. In questi casi, l’apprendimento dall’esperienza si fa più difficile e il motore della crescita gira forse a vuoto. Come sempre, anche quest’anno, il grande gruppo ha funzionato egregiamente come la superficie del lago di Bion, lasciandosi increspare dalle emozioni, da tante contrastanti emozioni, ma restituendo alla fine un’immagine non troppo distorta dell’impegno e delle professionalità profuse.

Da parte mia, a conclusione di quest’anno educativo, ho proposto alcune riflessioni sul lavoro che vede il bambino tra i due e i cinque anni impegnato nella trasformazione dell’oggetto (assente) in punti, linee, cerchi e croci e, successivamente, nella trasformazione di questi segni in scrittura o in immagine.