Nemo 1Per ragioni che non sto qui a spiegare ai bambini della Scuola d’Infanzia PICCOLI&grandi fu messo a disposizione, come spazio per la nanna pomeridiana, il locale della Biblioteca Primo Libro. Disposti su di un lungo e largo materassino, dopo pranzo, lavati i denti e svolte altre fisiologiche incombenze, i bambini presero ad addormentarsi tra gli scaffali pieni di albi illustrati, in un ambiente dall’indubbio fascino ma non propriamente destinato a essere un dormitorio, obiettò qualcuno.

I primi segni, che la scelta fatta non sarebbe stata priva di conseguenze, li diedero quei bambini che, a turno, dopo mille giravolte sul materasso e dopo aver chiesto l’acqua, la coccola e l’orsetto (ma non la storia o la ninna-nanna) prendevano su lenzuolo e cuscino e cercavano pace in un’altra stanza, magari nell’adiacente sala nanna del Nido. Altri bambini generalmente refrattari al sonno diurno iniziarono invece a concedersi lunghe e profonde ronfate.

Dopo un primo periodo d’insofferenza e poi di adattamento, anche i più sensibili trovarono gradevole addormentarsi ai piedi degli scaffali carichi di libri, o addirittura sopra di essi. Passata una certa ora, alcuni avevano quel che si dice una fretta del diavolo di coricarsi. Ben presto, ci si accorse che i Dormiglioni della Biblioteca sognavano molto; nulla di preoccupante, sia chiaro. Al risveglio, un profluvio di racconti accoglieva le educatrici che amorevolmente si chinavano ad accogliere i piccoli entusiasti viaggiatori di ritorno dal regno di Morfeo. Se ne parlò in èquipe.

Dando credito alla teoria bioniana, detta del pensiero senza pensatore, non si poté escludere che nell’aria della Biblioteca stagnassero grumi di storie senza narratore, fantasie fantasticate a metà, divagazioni semioniriche inconcluse, e per l’appunto sogni senza sognatore. Fu altresì chiaro che, per quanto si arieggiasse bene la Biblioteca, dei refoli onirici ristagnavano alle quote più basse o negli angoli più remoti o rientravano nella stanza con gli inevitabili, fastidiosi e onnipresenti spifferi d’aria. Il resto lo faceva la fisiologica attitudine della mente dei bambini che funziona da inarrestabile acchiappapensieri.

Iniziarono a correre strane voci sulla Scuola in generale e sulla natura della linea pedagogica: passi che si assumesse il gioco a metodo di apprendimento, passi che si facesse di ogni bambino sotto i sei anni un buon lettore, passi che si teorizzasse sul contenimento emotivo come base dello sviluppo, ma che si iniziasse una didattica del sonno rem, una pedagogia del sogno, un progetto educativo fondato sulle formazioni oniriche puzzava troppo di psicanalismo anche alle menti dei genitori più illuminati!