motociclettaPresentando il Programma di Formazione Spaziopensiero 2015-2016 intitolato Cultura dell’Infanzia, Infanzia della Cultura, abbiamo affermato che, quotidianamente, attraverso parole, gesti, atteggiamenti, comportamenti, attraverso le stesse modalità di contenere ed esprimere le emozioni, contribuiamo a definire una particolare cultura dell’infanzia.

Attraverso l’osservazione e l’ascolto, attraverso la capacità negativa, la tolleranza dell’incertezza, l’esercizio del pensiero critico e il contenimento degli agiti, permettiamo ai bambini di generare e coltivare una propria cultura, un proprio ordine delle cose, non soffocato dalla dominante cultura adulta.

Così, ci siamo riproposti di fare oggetto della nostra attenzione i processi di formazione di una specifica cultura, quella che si sviluppa nel micro-ambiente dei servizi 0-3 anni o 0-6 anni, puntando via, via il focus sui diversi elementi che contribuiscono allo svolgersi di tali processi.

Oggi, nel corso del secondo seminario intitolato Attesi imprevisti (cfr. Paolo Perticari, Boringhieri, 1996) indagheremo il valore culturale dell’imprevisto, dello scarto, dell’errore, della manchevolezza, dell’incompletezza, dell’incapacità, dell’incomprensione, del ritardo, del lapsus, insomma, di quegli elementi che definiscono per omissione aspetti non eliminabili della realtà e della rappresentazione sociale di una comunità infantile.

Lo faremo da due punti di vista diversi e complementari. Guarderemo, da un lato, a questi attesi imprevisti come a elementi da integrare in un percorso che cambia il nostro modo di essere, proprio perché sollecita a trovare in noi stessi sempre nuove e diverse risorse e capacità. Dall’altro lato, riconosceremo negli attesi imprevisti motivo di arricchimento, a volte inconsapevole, della nostra esperienza relazionale ed educativa.

Insomma, vorremmo oggi mettere alla prova l’ipotesi che di fronte a difficoltà impreviste s’inneschi un processo di generazione di risorse psichiche e sociali la cui fonte risiede nelle relazioni interne a ciascun individuo e nelle relazioni esterne tra educatrici, bambini e genitori.

L’osservazione del bambino assunta come metodo di lavoro, permette di dare un senso a micro e macro eventi che altrimenti si susseguono con inarrestabile frequenza e imprevedibile disordine. Permette di definire i limiti entro i quali il bambino gioca le proprie fantasie senza timore di vederle giudicate, adeguate o inadeguate, ma piuttosto accettate e incluse all’interno di fantasie collettive condivise.

Non a caso, saranno citati, davvero al volo, due principi: quello di atto mancato di Freud inteso come esito inatteso di un conflitto o un processo inconscio che sovrappone a un significato razionale uno più profondo e soggettivamente vero; e quello di capacità negativa di Bion, inteso come capacità di tollerare l’incertezza e di astenersi dal voler, anzitempo, colmare una lacuna, sopperire a una manchevolezza, livellare un’asperità, pareggiare uno scarto, risolvere un errore, chiarire un’incomprensione o, addirittura, stilare una diagnosi.