fortunatamente1di Claudio Sambusida

- Remy Charlip, poliedrico autore newyorkese dalla cui mente e dal cui corpo hanno visto la luce tante diverse creature artistiche – dalla coreografia alla perfomance di danza con John Cage e Anne Bluethental – amava definirsi uno “spirito libero”, facendo forse cenno a una sua elaborata volontà di evadere da schemi sociali preconfezionati e, concessagli quest’etichetta un po’ naif, di fatto  aveva ragione: i suoi libri illustrati per bambini sono il frutto di un pensiero disedulcorato che delinea con abile tratto universi esistenziali ambivalenti, e attraversa umori e colori per loro costituzione contrapposti ma a ben vedere inequivocabilmente complementari.

In questo caso, il processo ondivago della vita, i suoi sentieri più puliti e il suo travaglio.

Fortunatamente ricalca queste tracce, e racconta in una ventina di pagine l’assurda peripezia di Ned, protagonista senza età che s’inerpica in un dedalo di eventi in repentina successione: seguendo un ritmo serrato, osserviamo il volto di Ned mutare di aspetto seguendo il proprio altalenarsi umorale, partendo da un iniziale, confortevole nido (casa sua), in cui tutti i buoni propositi sono idealmente allineati e fiduciosamente rispettati, e approdando sistematicamente a quei luoghi, quei momenti, in cui talvolta si crede che sia l’inconveniente più scaramantico (la sfortuna, appunto) a frapporre il cosiddetto bastone fra le ruote. La sua avventura si snoda tra diritti e rovesci della medaglia, tra orizzonti e vortici, regalandoci un personaggio genuino nella sua ingenuità e nella sua rocambolesca capacità di stupire, un po’ in balia degli eventi e dei propri ruzzoloni, in preda a qualcosa che assomiglia molto alla legge di Murphy.

A un esame più attento è lo stesso Ned a saper fronteggiare l’elemento d’imprevedibilità che lo rincorre e lo attende dietro ogni angolo: se è vero come è vero che dopo ogni tempesta ritorna la quiete, così come nella mano dell’autore i colori riacquistano saturazione, il protagonista di questo albo dimostra di padroneggiare tutte le corrette competenze per allontanare il fortuito e l’inatteso, compiendo un investimento nei confronti della sua sola ingegnosità, ritrovandone infine il giusto riparo e rassicurazione. Questa volta il lieto fine ci conduce a una riflessione più profonda sulla funzione positiva dell’imprevisto e forse anche sul significato di ciò che è e ciò che può rappresentare: in fondo, non possiamo essere certi che Ned avrebbe raggiunto la Florida senza squali e tigri al suo cospetto.