“Tutto è già cominciato prima, la prima riga della prima pagina di ogni racconto si riferisce a qualcosa che è già accaduto fuori dal libro.” [Italo Calvino]

Ombra del lupo

- di Claudia Maspero.  E’ iniziato tutto così con qualche bambino intento a cacciar a colpi di scopa quel lupo che, dopo le vacanze estive, ha trasformato il Nido PICCOLI&grandi in casa sua. La cosa ricordava la mamma di Tommaso e i cento lupi cattivi che a suon di scopone manda via i lupi perché i suoi bambini riescano a dormir sereni; ma, ecco che già dopo Natale molti bambini escono dal Nido con un lupo sotto braccio e una spada nel fodero.

E, allora, cosa ne è stato della paura del lupo? Il lupo è un animale che divora, spaventa per la sua aggressività, per la sua capacità di ingannare, ma anche per il suo aspetto, la grande bocca, le lunghe zampe, i denti aguzzi.

Durante l’autunno, l’ascolto della fiaba musicale di Prokofiev – Pierino e il Lupo – affascina i bambini del nido. Come fossero a teatro, siedono sul grande materasso davanti allo stereo e attendono di ricevere il loro biglietto per l’inizio dello spettacolo. Non vi sono immagini, solo musica. Una voce narrante, spesso quella di Silvia, accompagna i bambini a entrare nella fiaba. Raccontare una fiaba ha un valore speciale, insieme alle parole e ai suoni si passano emozioni. La fiaba è quel luogo dell’immaginario dove adulti e bambini si possono incontrare. Jung scriveva che le fiabe sono l’espressione più pura dei processi psichici dell’inconscio collettivo, quella dimensione in cui individui appartenenti a una stessa comunità condividono simboli e concetti.

Ecco allora, decine di bambini della comunità nido, presi dall’ascolto della musica di Prokofiev. Inizialmente seduti, all’inizio i bimbi ascoltano la storia senza parteciparvi attivamente, durante l’anno prendono coraggio.

Abbiamo visto un’evoluzione da parte dei singoli bambini e del gruppo nell’approccio a questo lupo: un lupo prima spaventoso e poco avvicinabile, da scrutare e controllare solo a debita distanza, lasciando ad altri l’arduo compito di catturarlo; poi, un lupo che incute ancora timore, ma che insieme si può sconfiggere, agendo questa volta in prima persona e in modo attivo. I bambini, infatti, iniziano ad alzarsi e a prendere parte alla storia, drammatizzandola e recitandola, prendendo le spade, le corde.

Infine, un lupo che non intimorisce solamente, ma che affascina, incuriosisce e su cui ci si può interrogare, avvicinandolo e imparando a conoscerlo: un lupo che come tutti è un po’ buono e un po’ cattivo e con cui si può dialogare.

Di storie sull’aggressività e sulle sue cangianti forme è pieno il mondo, così come la Biblioteca Primo Libro. L’immaginario stesso dei bambini è pieno di lupi e di altri personaggi aggressivi e distruttivi, ma anche un po’ narcisi e alla ricerca di un’identità. Lupi di tutti i tipi e colori, insomma.

Nel corso dell’anno i bambini si interessano alla storia de Il lupo che voleva cambiare colore, un lupo insoddisfatto del proprio aspetto alla ricerca di qualcosa di diverso, un lupo alle prese con la definizione della propria identità come lo sono i nostri bambini.

La lettura di Buongiorno dottore è molto richiesta, in particolare al momento dell’ingresso al Nido. Questo simpatico dottore sembra disponibile e capace di prendersi cura di tutti: dallo sbadato elefante al coccodrillo con un terribile mal di denti, perfino il lupo che dichiara di aver mal di pancia, e forse l’ha davvero dopo essersi mangiato in sala d’attesa un coniglio e una papera. Il bambino che porta all’educatrice questo libro forse vuole proprio sapere se l’educatrice sarà un bravo dottore disponibile ad accogliere tutti i bambini e se sarà anche disposta a farsi mangiare come il dottore, insomma, se sarà in grado di contenere l’avidità del bambino che la vuole tutta per sé.

Di lupi affamati se ne incontrano poi di tutte le età ed ecco i più vecchietti fare capolino nelle storie illustrate da Anais Vaugelade Una zuppa di sasso e Il compleanno del signor Guglielmo. In tutte e due le storie il loro desiderio di cibo è soddisfatto partecipando a una cena o un pranzo tutti insieme, lupi, galline, porcellini e oche. “È normale avere fame” dice il signor Guglielmo “perché è l’ora del pranzo. Proprio per questo stiamo andando al ristorante a mangiare”. L’avidità, reale e metaforica dei bambini è accolta e ricondotta a un evento normale, condivisibile con gli altri.

La curiosità verso la vita del Lupo non si esaurisce nell’ascolto della fiaba musicale o nella lettura di un libro ma si manifesta con la sua carica espressiva al momento della pittura o nel gioco, in giardino dove, per esempio, un gruppo di esploratori coraggiosi si avventura per il “bosco”, seppur un bosco addomesticato, all’ombra di Sant’Eustorgio. “Vediamo chi incontriamo!”, esclama l’educatrice e c’è qualcuno che inizia a cantare: “Andiamo a caccia del lupo, un lupo grande e grosso, paura non abbiamo…”. C’è chi è più temerario e già varca la soglia dell’immaginario con intraprendenza, e chi, invece, è timoroso e dubbioso, proprio come gli amici di Giulio Coniglio davanti alla casa del lupo pasticcere! “Sarà arrabbiato?” dice qualcuno con fare preoccupato.

Dopo un piacevole pranzo in terrazza, sdraiati all’ombra del salice piangente, Silvia invita i bambini a guardare le nuvole nel cielo. “Quella sembra un lupo” dice un bambino, “no a me sembra un capretto” suggerisce un altro. Il giardino diventa il luogo ideale per stendersi e ascoltare il racconto de Il lupo e i sette capretti e correre sul finire della storia a prendere i sassi per riempire la pancia del lupo.

Il lupo più spaventoso da generazioni è il lupo che appare all’improvviso tra le pagine di Cappuccetto Verde: un lupo che in realtà non sembra tanto interessato alla bambina quanto più al cestino fatto di rami verdi intrecciati, con dentro una bottiglia di menta, del prezzemolo, dell’insalata e un pacchettino di carta verde a disegni verdi con dentro del tè di menta, che Cappuccetto sta portando alla nonna Cicalina. Interessato alla bambina è invece il lupo che seduce e invita Cappuccetto Rosso nel suo letto, per mangiarsela.

È con la lettura di Ombra e Virginia WOLF, che esplicitiamo che a volte il lupo è proprio dentro di noi. L’ombra della bambina, illuminata dal click! della lampadina, è quella di un lupo e anche Virgina è come se avesse un lupo nero, dentro che la allontana e isola. Vanessa, la sorella, non ha paura della sua voce da lupo, nè di starle accanto quando è triste o arrabbiata, le sta vicino e, dolcemente, mette in parola le sue emozioni.

Infine, leggendo L’Ombra del Lupo, attraverso le illustrazioni di Laura Fanelli, il bambino ripercorre l’intero suo percorso di crescita:

Quand’ero piccolo – un senzaparola – sognavo moltissimo, di giorno e di notte: voglio dire sia quando dormivo, sia quando ero sveglio.

All’inizio i sogni erano immagini confuse, cadute nel vuoto, vampe di calore, o luce accecante, spirali che mi avvolgevano e mi portavano lontano.

Allora mi svegliavo e piangevo, oppure piangevo e non mi svegliavo nemmeno.

Poi, nei sogni, le immagini iniziarono a prendere forma, qualcosa che riuscivo a definire: divennero ombre di cose note.

Ombre, alle volte, non meno paurose delle paure senzaforma, dei terrori senzanome.

Tra le tante, una prese a frequentarmi: l’ombra del lupo.

Compariva all’improvviso e silenziosa mi passava accanto.

Quando faceva così, io strillavo dalla paura, senza che nessuno capisse perché.

Si acquattava sotto il letto, oppure si aggirava tra le tende della camera nelle sere d’estate prima che prendessi sonno.

L’ombra del lupo poteva essere piccola come una mano, o grande come una montagna.

Prese ad accompagnarmi ovunque andassi, e divenne abbastanza famigliare.

Non mi fidavo completamente di lei, ma era quasi parte di me.

Al Nido le nostre scorribande gettavano nel panico gli altri senza parola.

A quel tempo avevo iniziato a prendere parola: dicevo mamma e papà e lupo.

Allora papà si metteva alla caccia del lupo, lo scovava e lo faceva scappare.

Alle volte l’ombra del lupo si metteva alle spalle del papà, senza farsi vedere.

I grandi la chiamavano con altri nomi: Rabbia, Capriccio, Gelosia, Invidia, Cattiveria, Stanchezza, Problema o, addirittura, Sintomo.

Io continuavo a chiamarla l’ombra del lupo. Anche se ormai assomigliava molto più a me che a un lupo.