th 2_DSC0413di Stefano Fregonese e Angela Donatacci

In una prospettiva evolutiva si è soliti sostenere che sotto diversi aspetti lo sviluppo dell’individuo ripercorre le tappe dello sviluppo dell’umanità: pensiamo che ciò sia valido anche riguardo lo sviluppo della capacità espressiva del bambino. Siamo, inoltre, d’accordo con la teoria psicoanalitica che ritiene incessante e innata la produzione inconscia di immagini da parte della mente del bambino (A. Ferro, 2003).

Ormai da qualche tempo, la produzione di segni e disegni da parte dei bambini sotto i tre anni non è considerata pura casualità priva di senso e forma; piuttosto sappiamo che essa  consente ai bambini di esprimere i contenuti emotivi e ideativi della loro mente. Perciò, fin dal primo anno, i bambini che frequentano il Nido sono incoraggiati a utilizzare colori e vernici, mani e pennelli, gessi e pastelli, per lasciare segni su superfici diverse, di carta, cartone, lavagna, muro.

In seguito, la scuola costituisce un vero e proprio acceleratore culturale che favorisce l’acquisizione da parte del bambino di strumenti espressivi e comunicativi sempre più sofisticati e diversificati. A fronte di ciò, si è fatto notare da più parti – Munari, Rodari, Lodi, Stern e altri – che tale accelerazione del processo di apprendimento di tecniche e contenuti preformati contribuisce alla parziale inibizione della capacità immaginativa e creativa del bambino, soprattutto in ambito figurativo.

Naturalmente altri fattori, come l’eccessiva e precoce esposizione a crescenti quantità d’immagini provenienti da fonti esterne, contribuiscono all’inaridimento della capacità individuale di produrre immagini interne atte a rappresentare i propri contenuti mentali. (I. Calvino) (R. Britton) (S. Fregonese)

Il disegno è un modo di interrogarsi sulle cose, uno strumento per esplorare l’ambiente circostante, uno strumento per lo sviluppo della creatività e della maturazione del bambino. Se come dice Munari, la creatività è la facoltà che permette di realizzare ciò che si è immaginato e, prima ancora, pensato con la fantasia, disegno e pittura sono gli strumenti più immediati e flessibili per fare ciò. Raccogliere le tracce dei bambini attraverso il disegno ci aiuta a conoscere il bambino, il suo mondo interno: “Perché – dice Arno Stern – tramite il gioco del tracciare, il bambino costruisce un mondo – il suo mondo – in cui si riflettono i suoi interessi, le sue espressioni, i suoi sogni” (Arno Stern, Peter Lindbergh).

Attraverso i percorsi educativi che utilizzano la pittura vogliamo offrire ai bambini la possibilità di ripetere più e più volte l’esperienza piacevole del tracciare, che da gesto impulsivo diventa con l’esercizio preciso e intenzionale, lasciando loro stupirsi di fronte allo spazio bianco che si riempie di tracce.

In questo senso l’atelier dei Nidi d’Infanzia Spaziopensiero sono luoghi privilegiati dove c’è spazio e tempo per disegnare; luoghi in cui il bambino può essere libero e felice di disegnare, di dipingere, scarabocchiare, colorare, impastocchiarsi e, intanto, raccontare; oltre ad acquisire competenze necessarie per lo sviluppo dell’intelligenza simbolico-astratta. L’atelier dei Nidi d’Infanzia Spaziopensiero sono luoghi privilegiati anche per gli educatori, per ascoltare le storie grafiche dei bambini e per raccogliere le prime tracce dell’evoluzione del disegno nell’infanzia.

Quest’anno presso il Nido Jan Palach, abbiamo avviato un percorso educativo che rappresenta degli elementi di novità. Dopo aver raccolto le tracce grafiche nei disegni dei bambini, siamo andati alla ricerca degli universali grafici nelle opere di artisti che si sono interessati d’arte infantile, di artisti come Wassily Kandinsky, che vedeva il disegno dei bambini come “una finestra aperta sul cuore e sulla mente dei più piccoli, una finestra attraverso cui osservare e comprendere sensazioni, emozioni, sentimenti”; come Henry Matisse, per il quale la creazione comincia con la visione e che ammoniva: “bisogna continuare a vedere tutta la vita come quando si era bambini”; come Paul Klee, che voleva “dipingere come un bambino” e Picasso, che in tarda età affermò: “Una volta disegnavo come Raffaello, ma ci è voluta una vita intera per disegnare come i bambini”.

Abbiamo inoltre preso contatti con le scuole del quartiere – Scuola d’Infanzia, Primaria e Media inferiore -, proponendo a insegnanti e bambini di venire a passare qualche mattina al Nido, per lavorare con i nostri bambini, presso il nostro atelier.

Il percorso si poneva e si pone, sostanzialmente, tre obiettivi.

Il primo obiettivo è di inaugurare una nuova esperienza di continuità educativa tra i diversi stadi del percorso educativo affrontato dal bambino – nido d’infanzia, scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola media inferiore – presenti sul territorio di Conca Fallata.

Va detto che l’apertura del Nido al territorio è parte del progetto pedagogico del Nido Jan Palach e punto qualificante del progetto educativo di Spaziopensiero. Il Nido, infatti, è concepito come il luogo in cui i neo-genitori hanno modo di rinegoziare la propria identità sociale, acquisendo nuove competenze relazionali e responsabilità sociali.

L’accesso al Nido rappresenta la prima tappa nella “carriera istituzionale” del bambino ma anche una tappa importante nel processo di crescita del genitore come cittadino e come naturale interlocutore delle istituzioni. Ci siamo assunti il compito di favorire i contatti, da parte dei genitori dei bambini del Nido, con le istituzioni scolastiche e culturali cittadine e altre agenzie che nel futuro costituiranno delle risorse importanti per la crescita del loro bambino.

Secondo obiettivo è consentire ai bambini più grandi, della scuola d’infanzia, primaria e media, di rientrare in contatto con il loro recente passato di bambini piccoli, all’interno di un’esperienza non regressiva ma di rivalutazione e recupero di capacità espressive qualitativamente diverse rispetto a quelle sviluppate in seguito e attualmente utilizzate.

Terzo obiettivo è stabilire un ponte tra l’esperienza espressiva spontanea della prima infanzia e l’esperienza artistica di grandi artisti come Jason Pollock, Willem de Kooning, Emilio Vedova, William Congdom, Franz Kline, Mark Rothko, Toti Scialoja, Man Ray e altri.

L’idea portante di questo progetto è di invertire il percorso educativo classico che porta l’adulto a insegnare al giovane o piccolo discente le tecniche utilizzate dai Maestri affinché possa acquisirle. Vogliamo piuttosto partire dalle forme espressive grafiche e pittoriche spontanee del bambino per ricostruire una storia psico-evolutiva dell’arte.

In generale, non siamo interessati al risultato: non intendiamo insegnare a un bambino a spruzzare sul foglio la vernice dando un colpo di frusta al pennello ma, piuttosto, ci interessa esplorare insieme al bambino il processo che lo porta, spontaneamente, avendo in mano un pennello, a spruzzare la vernice invece di farlo scorrere sul foglio o sulla tela.

In realtà, quando entriamo in atelier con il bambino, e mettiamo a sua disposizione i materiali non abbiamo in mente né Jason Pollock, né Emilio Vedova; sarà partendo dal modo di disporsi nei confronti della tela da parte del bambino e, certo, anche dal risultato che ne consegue, che andremo alla ricerca dei riferimenti più illustri.

Da profani, ci siamo presto accorti che il nostro interesse per il processo creativo, per l’azione del dipingere, in fondo è ciò che accomuna tutti artisti di tutti i periodi storici, non solo coloro che ne hanno fatto un movimento artistico e culturale come Action Painting.

Sulla base di questo lavoro preliminare sono stati avviati i laboratori. Nel primo semestre del 2015 sono stati programmati sei incontri laboratoriali tra i bambini del Nido Jan Palach e bambini delle scuole d’infanzia, primaria e medie del plesso Pescarenico. I laboratori si tengono presso l’atelier del Nido di via Jan Palach.

Durante la prima fase del laboratorio ai bambini sono presentati i materiali – pitture, acquarelli, tele e cartoncini – da utilizzare in coppia (un bambino del Nido e un bambino più grande) o in piccoli gruppi. A bambini è chiesto di illustrare un tema oppure di disegnare scegliendo liberamente una tecnica tra dripping, brushing, hand painting, etc. .

Durante la seconda fase ai bambini sono mostrate immagini di opere di artisti famosi e video in cui si vedono gli artisti al lavoro. Segue il confronto con i lavori prodotti durante la prima fase o con le immagini riprese durante la loro esecuzione.

I bambini delle scuole, sotto la guida dei loro insegnanti, hanno poi la possibilità di approfondire gli stimoli ricevuti durante i laboratori presso l’atelier del Nido.

Nella stessa ottica di approfondimento sono organizzate delle visite presso gallerie d’arte che espongono opere degli artisti citati durante i laboratori.

Le educatrici/educatori del Nido raccolgono il materiale prodotto per procedere nell’individuazione di ricorrenze grafiche ed espressive e, a fronte di un lavoro di ricerca, operare gli accostamenti con le opere degli artisti affermati. Inoltre, è documentato il processo creativo così come si svolge durante i laboratori.

A fine anno, in più sedi del plesso scolastico, sarà allestita una piccola mostra.

6. Riferimenti Bibliografici

Ronald Britton, Credenza e immaginazione, Borla

Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio, Mondadori

Antonino Ferro, Fattori di malattia, fattori di guarigione, Cortina

Stefano Fregonese, Le tracce dei bambini, Libreria al Segno Editrice

Ernest H. Gombrich, The image and the eye, Phaidon Press

Mario Lodi, Il paese sbagliato, Einaudi

Bruno Munari, Fantasia, Laterza

Gianni Rodari, Grammatica della Fantasia, Einaudi

Arno Stern, Peter Lindbergh, Felice come un bambino che dipinge, Armando editore