_DSC0002_2I Piani Socio Sanitari Nazionali e Regionali degli ultimi quindici, con maggiore o minore enfasi, hanno posto l’umanizzazione del servizio sanitario fra gli obiettivi prioritari da raggiungere.

Per esempio nel PSSR della Regione Lombardia 2003-2005 possiamo leggere: “per raggiungere l’obiettivo centrale della trasformazione in corso – porre la persona al centro del sistema sanitario – occorre realizzare una azione che, partendo da una visione globale dell’individuo, possa essere particolarmente incisiva nell’aiutare ciascuna persona ad agire consapevolmente a difesa – o per il recupero – della propria dignità e salute”.

In questo testo viene anche ricordato che la Psicologia Ospedaliera ha consolidato da tempo la sua azione – preventiva, terapeutica, riabilitativa e di promozione-tutela della salute – in gran parte degli ambiti sociosanitari. L’operatività connessa ai disagi ed ai disturbi mentali (psichiatria, neuropsichiatria, dipendenze, ecc.) e gli interventi relativi alle problematiche psicologiche connesse con eventi organici patologici (speciali, gravi, acuti e cronici invalidanti o con prognosi infausta) prevedono da tempo attività dirette alla persona e al suo contesto relazionale naturale (primariamente alla famiglia) sia in fase di ricovero sia come attività ambulatoriale.

Ancora nel PSSR Lombardia 2010-2014, in relazione ai Piani di sviluppo, si precisa che “in particolare saranno sviluppati dei piani che prevedano l’innovazione terapeutica, la riabilitazione attenta alle specificità del paziente fragile, l’umanizzazione delle cure e la loro estensione a tutte le unità di offerta sanitarie e socio-sanitarie.”

Ciò significa che oggi in molti Ospedali ci sono psicologi o psicoterapeuti che curano le persone con disturbi mentali e che si prendono cura anche delle persone che entrano in ospedale per malattie non mentali ma che poi hanno bisogno di un aiuto psicologico, per affrontare la malattia, il dolore fisico, i cambiamenti che la malattia provoca alla loro vita e anche la morte. Altre azioni indirette, compiute da psicologi o psicoterapeuti in ospedale,  riguardano il “contesto di cura”:

  • supporto psicologico agli operatori che operano in aree particolarmente critiche;
  • formazione e aggiornamento per gli operatori sociosanitari alla relazione psicologica con il paziente e, più in generale, formazione alla comunicazione interpersonale del personale che opera a contatto con il pubblico;
  • personalizzazione delle varie articolazioni del sistema sanitario e, più in generale, rilevazione della soddisfazione e miglioramento della qualità.

Questo insieme di attività è riconosciuto e riassunto nel termine Umanizzazione dei reparti ospedalieri.

Poiché non ci sono risorse sufficienti, l’ultimo PSSR auspica, secondo il principio della sussidiarietà, la creazione di una rete tra servizi sociali e servizi sanitari ove particolarmente stimolata e favorita dovrà essere l’integrazione (nella rete) delle numerose organizzazioni non profit, e delle associazioni di volontariato.

Fin dall’inizio del 2000 i professionisti di Spaziopensiero si sono occupati di Umanizzazione della vita dei pazienti negli ospedali, intuendo che ciò che va umanizzato sono le relazioni tra le persone e le relazioni tra stati psichici interne a un individuo sottoposto al particolare stress emotivo legato all’ospedalizzazione.

[immagine di Olimpia Zagnoli da: Riccardo Bozzi, Olimpia Zagnoli, Il mondo è tuo, Terre di Mezzo Editore.]