IMG_20141108_111142895Stefano Fregonese. Sabato 8 novembre, nell’ambito dell’annuale programma di formazione di Spaziopensiero rivolto a educatrici e coordinatrici di Nido e Scuola d’Infanzia, abbiamo riflettuto sull’incidenza che le problematiche perinatali hanno sulla relazione madre-bambino, o padre-bambino. L’interesse per questo tema nasce dalla constatazione che il racconto o la rivelazione di eventi traumatici, lievi o gravi, riferiti o associati al periodo che precede o segue la nascita del bambino, ha un impatto emotivo forte su chi al Nido o alla Scuola d’Infanzia raccoglie le parole a volte emotivamente sofferte, a volte espresse con distacco emotivo, a volte sussurrate, altre volte espulse come pietre incandescenti, a volte depositate nel contesto protetto del colloquio individuale come oggetti preziosi, altre volte, infine, inopportunamente rivelate sulla porta del Nido o durante riunioni collettive.

Nella prima parte del seminario abbiamo focalizzato l’attenzione sul problema di assumere una corretta posizione di ascolto nei riguardi del genitore e dell’implicita domanda di aiuto che sempre accompagna tali racconti. Nella seconda parte, pur consapevoli che ogni storia si presenta di volta in volta come unica e irripetibile, abbiamo provato a individuare gli elementi caratteristici che distinguono le situazioni a causa delle quali madre e bambino nei primi momenti della loro vita comune sono a rischio di trauma.

Abbiamo, infine, riportato l’attenzione sul bambino con il quale ci troviamo a interagire per tante e lunghe ore ogni giorno. Il bambino che ha subito un trauma fisico, emozionale e psicologico. Il bambino che ha dovuto fronteggiare o è stato esposto a quelle “condizioni continuative o temporanee, cumulative o improvvise, che comportano forme di deprivazione per eccesso o per difetto sul corpo e sulla mente in formazione e crescita” (Borgogno, 1997).

In generale il compito dell’educatrice è aiutare il bambino a non confondere i significati, i valori e i modi di operare tra il mondo delle intime relazioni famigliari da cui proviene e quello del gruppo (primitivo e tribale) in cui si ritrova entrando al Nido; tra il mondo delle (spesso incomprensibili) regole istituzionali e quello del piccolo gruppo cooperativo rispettoso di principi etici di base.

Questo compito si fa più difficile quando il mondo delle intime relazioni famigliari da cui proviene il bambino è tale solo a livello ideale, essendo nella realtà perturbato dai fantasmi di un trauma patito nel periodo perinatale. Anche la transizione verso l’appartenenza al gruppo di pari impegnato nel reciproco sostegno e nella condivisione degli apprendimenti diviene problematica.

Il lavoro educativo è finalizzato a facilitare l’accesso del bambino alla capacità di trasformare esperienze emotive in rappresentazioni simboliche prendendo a prestito dal mondo esterno forme che possano essere riempite di significati condivisi, utilizzando a questo scopo il gioco e la lettura, la pittura e la manipolazione dei materiali, l’ascolto della musica e l’esplorazione degli spazi.

Quando tale attività s’integra con il paziente lavoro di accoglienza della coppia genitore bambino e di sostegno alla riparazione della relazione primaria, il bambino segnato da una difficile esperienza iniziale troverà nella partecipazione alla vita collettiva del Nido e della Scuola d’Infanzia una diversa opportunità di crescita e sviluppo della propria personalità.