IMG_3794Ponendoci il problema di individuare i termini di una pedagogia munariana, siamo andati oltre la definizione di un metodo Munari e abbiamo stilato un programma pedagogico per i bambini di PICCOLI&grandi a Milano che integri il pensiero di Bruno Munari, la sua visione e approccio al bambino, con gli altri riferimenti della nostra impostazione teorica: le conoscenze che derivano dalla infant observation e dalla psicoanalisi del bambino. PICCOLI&grandi fa proprio il monito di Bruno Munari e perciò privilegia un percorso di apprendimento che in ambito logico, linguistico, narrativo, relazionale e dei fenomeni naturali parte dall’esperienza e dal concreto e procede verso il concettuale e l’astratto. 
Fare giocando aiuta a concentrare l’attenzione sull’attività e sulle proprie capacità, sul processo più che sul prodotto, senza frustrare la possibilità di un pensiero laterale, di una associazione libera, di un esito creativo.

Obiettivo della scuola P&g è che, attraverso l’espressione della creatività, il bambino sia felice. Un bambino è felice perché, pur entrando in contatto con frustrazione, rabbia e angoscia, è capace di descrivere le proprie emozioni attraverso il disegno o la musica, andando alla caccia del lupo per poi preoccuparsi di cucinare con lui una zuppa di sasso, travestendosi da super-eroe, drammatizzando una storia. Un bambino felice è un bambino capace di fare, un bambino curioso che sa chiedere e cercare, capace di perdersi nelle pagine di un libro o sotto un tavolo dalle tante gambe. Un bambino felice è un bambino creativo, capace di ritrovare/ricreare dentro di sé l’immagine di mamma e papà che gli serve per affrontare le emozioni della giornata, e poi riabbracciarli serenamente al suo ritorno a casa. Un bambino è felice quando capisce che agli sforzi per esprimere le proprie emozioni e pensieri corrisponde lo sforzo dell’adulto per comprenderlo.

I anno: giocando s’impara

Nel corso del primo anno di Scuola sono proposti alcuni materiali per consentire al bambino di sviluppare accanto al linguaggio verbale il linguaggio visivo, e il linguaggio prassico. Il riferimento teorico e metodologico è costituito dalle lezioni americane di Bruno Munari[1].

L’adulto, come Munari, è guida e indicatore di metodi di lavoro, offre al bambino materiali diversi per conoscere il mondo. Al bambino è chiesto di utilizzare materiali vari in modo non convenzionale, il bambino è libero di sperimentare. Insieme all’adulto formula ipotesi, soluzioni, procedimenti per la realizzazione di “prodotti”. Attraverso gesti semplici, come bucare le pagine di un quaderno, scopre cosa si nasconde nella pagina successiva; usando pagine trasparenti crea libri di ombre, partendo dallo strappo di pezzetti di carta costruisce un albero.

Materiali utilizzati: carta, cartoncino, stoffa, libri, giornali, riviste, fotografie su supporto cartaceo, diapositive su telaio, spugne e materiali sintetici, tappi di sughero e di plastica, scarti industriali di plastica, legno e metallo, ortaggi e legumi.

Esiti produttivi: libri, libri illeggibili, disegni, origami, pre-libri, libro-letto, sculture da viaggio, macchine inutili, fotoracconti, collage.

II anno: la prima regola da osservare è l’osservazione

Lo spazio dei laboratori è disponibile alle mutazioni al movimento: il bambino ha a disposizione piani di appoggi per dipingere, colorare; contenitori di ogni tipo e con ogni tipo di contenuto: colori, stoffe, oggetti da toccare e oggetti da pesare, carte e colori.

La fantasia ha un ruolo importante nei laboratori PICCOLI&grandi, ma la prima regola da osservare è l’osservazione, diceva Munari. Così a partire dall’osservazione del mondo esterno i bambini sono portati a costruire  dei percorsi che piano piano diventano itinerari di viaggi tra l’immaginario e il reale. Ad esempio, costruiremo mezzi di trasporto speciali, navi di pirati e astronavi, ma andremo anche in bicicletta nel giardino della scuola; consulteremo bestiari e inventari e diventeremo esperti di ogni forma animale, pesci, insetti, mammiferi, e andremo all’Acquario Comunale o in gita alla fattoria. Andremo a fare la spesa al mercato per poter poi seguire un vero laboratorio di cucina con la cuoca Mahjouba; chiederemo ai genitori di raccontarci la loro ricetta speciale e la realizzeremo insieme.

Materiali utilizzati: carta, cartoncino, stoffa, libri, giornali, riviste, fotografie su supporto cartaceo, diapositive su telaio, spugne e materiali sintetici, zucchero, farina, acqua, sale, lievito, uova, ortaggi, legumi, scatole di cartone, tappi di sughero e di plastica, scarti industriali di plastica, legno e metallo.

Esiti produttivi: libri, libri illeggibili, disegni, origami, pre-libri, libro-letto, sculture da viaggio, macchine inutili, fotoracconti, collage, proiezioni dirette.

III anno: un bambino creativo è un bambino felice

Nel laboratorio PICCOLI&grandi realizziamo i giochi di luce e ombra. Con l’utilizzo dei led e della semplice luce naturale attraverso i cristalli giochiamo a illuminare le stanze di arcobaleni, a dominare le ombre, a imparare che la luce è la somma di colori che possiamo scomporre.

Anche per i bambini più grandi il gioco rimane lo strumento elettivo per conoscere il mondo, anche quello dell’arte, del design e dell’architettura. Nei laboratori giocare con l’arte, i bambini imparano le tecniche del disegno e della pittura, riconoscono la differenza tra cubismo e astrattismo, tra un Renoir e un Monet, progettano periferie urbane e città invisibili. Materiali diversi raccolti con l’aiuto dei genitori o scovati tra gli scaffali di ReMida, consentono di dar forma a quanto la fantasia dei bambini concepisce. Per giocare bisogna fare spazio alle emozioni, il gioco diviene così spazio intermedio tra realtà e immaginazione. L’utilizzo del lego, di pezzetti di legno o di semplici cartoni ci consente di costruire luoghi sempre nuovi e dinamici.

Materiali utilizzati: carta, cartoncino, stoffa, libri, giornali, riviste, fotografie su supporto cartaceo, diapositive, spugne e materiali sintetici, zucchero, farine, acqua, sale, lievito, uova, ortaggi, legumi, pasta secca, scatole di cartone, tappi di sughero e di plastica, scarti industriali di plastica, legno e metallo, vernici ad acqua, acquarelli, gesso, cremor tartaro.

Esiti produttivi: libri, libri illeggibili, disegni, origami, pre-libri, libro-letto, sculture da viaggio, macchine inutili, fotoracconti, collage, sculture, plastici, proiezioni dirette.


[1] Nel 1967 Bruno Munari tiene a Harvard una serie di lezioni sulla Comunicazione Visiva.