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Dimmi come fai mangiare il mio bambino e ti dirò chi sei!

Uno degli ambiti di condivisione della responsabilità educativa tra genitori ed educatori è quello dell’educazione alimentare. Ma che cos’è l’educazione alimentare rivolta ai bambini zero sei anni?

I genitori vengono a visitare il nostro Nido e la Scuola d’Infanzia ponendo domande intelligenti, cercando e trovando informazioni precise e puntuali. Si preoccupano di come sarà nutrito il loro bambino intuendo che la qualità dei cibi e il modo con cui sono proposti ai bambini rispecchia, più in generale, la qualità e il modo con cui i loro bambini sono accolti, curati, benevolmente e responsabilmente accompagnati nella crescita.

I prodotti utilizzati nella cucina di PICCOLI&grandi Nido e Scuola d’Infanzia e di Asilo Bianco sono scelti con grande cura ed esclusivamente tra quelli provenienti da agricoltura biologica certificata o da allevamento biodinamico.

Privilegiamo soluzioni alternative alla filiera commerciale tradizionale il cui costo, sommato a quelli per la pubblicità e la promozione, grava sul prodotto ben oltre quello necessario alla sua produzione. Quando possibile, come per l’acquisto di olio, riso, uova, birra (quella che beviamo con i genitori durante le riunioni conviviali, ovvio!) cerchiamo di avere un contatto diretto con il produttore (filiera corta parallela), sviluppando anche un’economia delle relazioni.

Kilometro zero. La scelta dei produttori e dei prodotti avviene preferendo prodotti locali, piccoli produttori certificati biologici e biodinamici, produzioni realizzate con trasparenza, giustizia e rispetto dei diritti delle persone, distribuzione eco-compatibile. Ortaggi, carne, pasta, uova, arrivano direttamente dagli orti, dagli allevamenti o dai laboratori alimentari che si trovano entro un raggio di 70km dal luogo di consumo.

Tutto ciò è importante ma è secondario nei confronti del giusto approccio al bambino e al suo bisogno di essere nutrito e dissetato. Il rispetto di questo bisogno non è scontato in un contesto istituzionale dove a volte, incredibilmente, è perduta la cognizione dello scopo primario – la cura e il benessere del bambino – a fronte del raggiungimento di scopi secondari come quelli dell’organizzazione del lavoro. Compito evolutivo del bambino è acquisire la capacità di mediare tra la lettura del proprio bisogno di essere nutrito e dissetato, la tolleranza della frustrazione a soddisfare il bisogno immediatamente, la possibilità di procurarsi il cibo con modalità socialmente accettabili. Compito educativo dell’adulto è accompagnare il bambino nello sviluppo di questa capacità modulando insieme a lui l’impellenza del bisogno, la manifestazione del desiderio, l’acquisizione dei mezzi per la loro soddisfazione, in rapporto alla presenza degli altri bambini.

Invece, il bisogno di dissetarsi del bambino non dovrebbe avere limitazioni e il suo contenitore personale (biberon o borraccia) rifornito di acqua fresca deve sempre essere, nell’arco della giornata, a sua disposizione: non esistono indicazioni sanitarie o dietetiche contrarie alla soddisfazione immediata e continua del bisogno di idratazione del bambino.

Diversamente l’assunzione dei pasti deve avvenire nel rispetto dei ritmi digestivi e di assimilazione dello stesso; il succedersi nell’arco della giornata del nido, di merenda del mattino, pasto di mezzogiorno, merenda del pomeriggio, dovrebbe rispondere in modo adeguato a tale esigenza. L’educatore, però, deve essere in grado di leggere il bisogno e il desiderio del bambino di essere nutrito anche in momenti diversi e deve assicurarsi che il bambino, nel corso della quotidiana permanenza al nido, sia nutrito in modo adeguato.

A questo scopo l’educatore condivide con il bambino il momento del pasto, distribuendo il cibo secondo le quantità e la qualità adatte a ciascun bambino, avendo in mente le caratteristiche del bambino, le particolari esigenze segnalate dal genitore, il desiderio manifesto del bambino, e i suoi bisogni.

Rimane da affrontare il problema della dieta. Le ragioni secondo le quali le diete nei nidi o scuole sono compilate a volte sono più ideologici che scientifici. In Gran Bretagna, Margaret Thacher, anche quando cadranno nell’oblio i nefasti effetti delle sue politiche reazionarie che smantellarono il welfare britannico, sarà sempre ricordata con odio e riprovazione perché da ministro dell’istruzione tolse il latte dalla dieta scolastica dei bambini per ragioni meramente economiche! Altrove, le scelte alimentari di chi è deputato a stilare la dieta sono trasposte acriticamente sui menù dei bambini senza tener conto delle differenze tra adulti e bambini, delle molteplici ragioni culturali in gioco. Nei nostri Nidi e Scuola d’Infanzia concordiamo con i genitori le diverse soluzioni alle molteplici esigenze alimentari dei bambini, non abbiamo un credo alimentare ma siamo attenti alle più recenti scoperte scientifiche in tema di alimentazione, al rispetto degli orientamenti culturali, all’osservanza degli indirizzi sanitari e del delicato equilibrio psicologico e relazionale che si viene a creare tra chi offre e chi riceve il cibo; promuoviamo, senza forzature, la scoperta e la contaminazione culturale in tema di cibo, ma soprattutto condividiamo con i genitori la preoccupazione che il bambino abbia un corretto rapporto con la pappa, sia a livello alimentare sia a livello psicologico e culturale.

[Immagini da Tortinfuga. Ma le torte dove vanno? di Thé Tjong-Khing, Beisler Editore, 2013]