max-thumbI bambini sono tutti pestiferi. Non voglio dire che sono tutti cattivi, nessun bambino è cattivo. In Veneto, dire di un bambino che è una peste è un modo affettuoso per esaltarne la vitalità, il carattere volitivo, l’intraprendenza, l’autonomia. Una peste di bambino è un bambino cui si fatica a starghe drio, un bambino che ti fa sentire sempre un po’ in affanno. Ma, questo è un problema dell’adulto, i cui ritmi di crescita si sono placati mentre quelli del bambino sono esuberanti.
Un bambino è pestifero, un portatore di peste, nel senso freudiano dell’espressione. “Mi applaudono ma non sanno che porto la peste” disse Freud a Jung sbarcando negli Stati Uniti. La peste per Freud è la psicoanalisi, la peste è l’inconscio, la peste sono i contenuti dell’inconscio che la psicoanalisi aiuta a riemergere. La peste è Eros. La peste è Thanatos.

Un bambino è pestifero perché costringe l’adulto a confrontarsi con contenuti inconsci a suo tempo rimossi o, addirittura, scissi. Il bambino è amore e distruttività ed è capace di passare da uno all’altra nel volgere di un attimo, alla velocità con cui il morbo si diffonde una volta che i ratti sono sbarcati dalla nave giunta dal Mar Nero. I topi pestiferi. Il bambino è Eros. Eros è un bambino, il bambino che conosce il segreto del sesso: perché come ciascuno sa ma fa fatica ad ammettere, i bambini sono la sessualità, sono Eros ci avverte Tiziano Scarpa in Venezia è un pesce. Il bambino è Thanatos, perché la sua fragilità lo espone al pericolo fin dal concepimento, perché quando nasce ha ancora addosso le tracce del nulla da cui è venuto, la camisiuta bianca della morte con cui è nato e con cui potrebbe essere presto sepolto se non sarà sufficientemente forte da superare le prime più dure prove della vita.
Se non sarà sufficientemente pestifero.