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Tenere in braccio un bambino: holding e identificazione (Alessandra Rampani)

Il concetto di?holding, tradotto in italiano con il verbo?sostenere, ? teorizzato da Winnicott in diversi scritti, ma troviamo la sua descrizione pi? estesa ne?La teoria del rapporto infante-genitore (1965)[6].

Winnicott usa il termina?holding per dare ragione della qualit? delle cure materne che, in epoca precocissima, devono potersi adattare ai bisogni presentati dal neonato.??Mi riferisco alla condizione realmente esistente nel momento iniziale del rapporto madre-infante, quando quest?ultimo non ha ancora separato un S? dalle cure materne, verso le quali esiste una dipendenza assoluta in senso psicologico?[7].

Winnicott sottolinea come la qualit? delle cure materne sia di natura essenzialmente ambientale.

Sostenere ha a che fare con:

  • proteggere??dalle offese fisiologiche?;
  • tenere??conto della sensibilit? cutanea dell?infante e della sua mancanza della nozione dell?esistenza di qualcosa oltre al S??;

Sostenere inoltre:

  • ?comprende tutta la serie di cure diurne e notturne e non ? uguale per due diversi infanti, perch? ? parte dell?infante, e non ci sono due infanti uguali?;
  • ?tiene il passo con le piccole modificazioni che avvengono giorno per giorno nell?infante a causa del suo sviluppo fisico e psicologico?[8].

Per Winnicott la funzione di?holding ?comprende soprattutto il tenere in braccio fisicamente l?infante?. Vi sono madri che possiedono naturalmente questa capacit? e altre che ne sono invece carenti. Nella maggior parte dei casi le madri sanno offrire naturalmente questo tipo di sostegno che ? alla base della salute mentale dell?individuo e garanzia dello sviluppo di quel senso di continuit? dell?esistenza necessario per una crescita mentale per quanto possibile integrata.

Occorre tuttavia fare una precisazione. Quando Winnicott parla di capacit? di tenere in braccio, si riferisce in prima istanza a un?azione concreta, un gesto essenziale di puericultura, ma non si limita a un?indicazione tecnica-operativa.

? necessario, infatti, considerare che un?holding adeguato si realizza solo se accompagnato da una sufficiente capacit? diidentificazione, che consente alla madre di sapere cosa il suo neonato sente, di cosa ha bisogno. Si tratta di una comprensione che va oltre la possibilit? di provvedere ai bisogni con cure adeguate. Essa implica la capacit? di sintonizzarsi con i segnali espressi dal bambino, di regolare la giusta distanza da esso, senza prevenire le sue necessit?, e di offrirsi come oggetto relazionale vivo e partecipe.

Una madre capace di identificarsi ? naturalmente dotata di una sensibilit? che le rende possibile sintonizzarsi in modo appropriato con l?immaturit? e la dipendenza del proprio bambino. ? la stessa sensibilit? che occorre all?analista per entrare in contatto con il suo paziente. Ed ? la stessa sensibilit? che occorre a un educatore per prendersi cura dei bambini che gli sono affidati.

Ora ? chiaro che all?educatore ? chiesto anche di prendere in braccio i bambini e di saperli prendere correttamente in braccio. D?altro canto l?educatore non necessariamente possiede la stessa innata propensione a?sostenere un bambino che Winnicott attribuisce alle madri.

Analisti ed educatori possono per? sviluppare un?analoga e valida predisposizione attraverso un training adeguato, occasioni di formazione e supervisione che permettono di osservare e cogliere la qualit? del tipo di?identificazione che di volta in volta si attua nella relazione con un bambino. In che modo penso a questo bambino? Come rispondo alle sue richieste? Perch? uso un certo linguaggio, particolari gesti? Come conservo nella mia mente questo bambino? Questi sono alcuni degli interrogativi sui quali ? utile fermarsi a pensare, per sorvegliare la capacit? di?holding sia personale sia dell?equipe educativa.

Mi viene in mente Giacomo, un paziente tredicenne molto sofferente che seguivo in terapia. Anche se non era pi? un bambino spesso si comportava come tale. Molte volte si addormentava nel corso della seduta e mi chiedeva implicitamente di vegliare sul suo sonno come fa una madre con il suo neonato. Un giorno cominci? a descrivermi in modo particolareggiato di aver iniziato a disegnare graffiti per i muri della citt?. La settimana seguente aggiunse dove si trovavano questi disegni, in quale posizione precisa si potevano vedere, qual era la firma che li contraddistingueva. Giacomo non osava dirmi apertamente quanto sperava che io vedessi qualcuna delle sue opere, quanto bisogno aveva che io lo tenessi nella mente, lo sostenessi anche e soprattutto nel tempo in cui non ci incontravamo, nell?intervallo fra le sedute. Fu molto sollevato quando riuscii a nominare questi sentimenti e quando potemmo cos? parlare del suo desiderio che io conservassi il pensiero e il ricordo di lui a lungo, che io potessi – metaforicamente – tenerlo in braccio.

Anche i bambini del Nido chiedono al proprio educatore di essere ben tenuti in braccio. Possono domandarlo quando salutano la mamma, quando sono stanchi, quando hanno bisogno di essere accompagnati nel sonno, quando si sono fatti male o hanno perso un gioco cui tenevano tanto. Mentre tendono le braccia per essere sollevati, o mentre sono persi nel loro pianto e non possono domandare consolazione, chiedono di essere accolti non solo fisicamente ma di trovare posto anche nella mente dell?adulto. Se sappiamo coltivare la giusta sensibilit?, ciascuna di queste occasioni diventer? prezioso momento di cura, di comprensione, di crescita non solo per il bambino, ma anche per l?educatore.

E scopriremo che la nostra mente ? in grado di contenere e?sostenere un sorprendente numero di bambini, ciascuno in modo unico e personale, senza che l?attenzione dedicata all?uno comprometta quella rivolta a un altro, anzi, migliorandola.

Questi sono anche i pensieri di chi sta per diventare mamma una seconda volta.

Va detto che la nascita di un fratellino o di una sorellina, ravviva nel bambino le fantasie inconsce relative al corpo della mamma e al suo contenuto e le angosce ad esse correlate. Spesso si nota una regressione del primogenito a modalit? comportamentali, relazionali e di pensiero pi? primitive rispetto a quelle raggiunte con lo sviluppo. Ci? significa che in tali circostanze il bambino che aspetta un fratellino possa riprendere ad utilizzare in modo pi? massiccio meccanismi di difesa pi? primitivi come la scissione e la proiezione e l?identificazione proiettiva. Riprendiamo ora anche noi il concetto di identificazione proiettiva e introiettiva per seguirne lo sviluppo in un altro autore: W.R. Bion.