p style=”text-align: left;”>Diapositiva2Si è tenuto sabato 5 ottobre 2013 presso Scala F, il nuovo spazio dedicato alla formazione, un seminario per educatrici e coordinatrici dei Nidi d’Infanzia di Spaziopensiero dedicato al tema dell’ambivalenza emotiva nei confronti del neonato e del bambino.

L’ambivalenza è un processo mentale sofisticato e sostenerlo costa fatica. Implica la capacità di provare sentimenti contrapposti in grado di generare un conflitto emotivo e cognitivo di cui siamo consapevoli a volte, spesso inconsapevoli. L’ambivalenza è anche il presupposto alla possibilità di elaborare tali sentimenti al fine di integrarli tra loro, per utilizzare il prodotto finale come materiale adatto per pensare. All’ambivalenza si contrappone la scissione da un lato e l’ambiguità dall’altro. Il meccanismo della scissione separa i sentimenti contrapposti che opereranno distintamente creando situazioni mentali a volte estreme e incongrue, poiché tali sentimenti contrapposti opereranno allo stesso tempo come forze contrarie, producendo esiti contrastanti, spesso violentemente distruttivi. L’ambiguità, invece, tende a mescolare i sentimenti contrapposti creando confusione di pensiero e di comportamento. Il ricorso all’ambiguità è una sorta di scorciatoia per evitare il lavoro psichico necessario a sostenere l’ambivalenza. Lavoro che comporta la tolleranza di un certo dolore psichico insito nella parziale rinuncia o ridimensionamento dell’ideale di Sé e dell’Oggetto.

Per un bambino, sostenere l’ambivalenza emotiva significa tenere insieme sentimenti di amore e odio per quella stessa persona che rappresenta la vita, la tenerezza, la sicurezza, la soddisfazione dei bisogni, l’amore, il calore, la conoscenza, ma anche l’angoscia, il vuoto, la paura, la mancanza, il freddo, l’assenza, e quindi l’odio, la disperazione, la perdita di controllo, il bisogno, il disagio fisico e mentale, quando viene a mancare. Sostenere l’ambivalenza, per un bambino, significa riconoscere, la mamma come una persona compiuta e complessa, contenitore di certezze e di contraddizioni.

Per un adulto, sostenere l’ambivalenza, significa accettare la propria inadeguatezza nei confronti della diversità del bambino.

L’ambivalenza di per sé comporta che ci sia un certo equilibrio tra sentimenti contrapposti ma non che necessariamente entrambi siano manifesti. L‘ambivalenza aumentata, secondo la definizione di Otto Fenichel avrà come corollario un’angoscia e/o un’aggressività esagerata che per essere tenuta a bada produrrà comportamenti opposti. Per esempio, a livello di relazioni sociali l’ambivalenza porta persone inconsapevoli dalla propria aggressività ad atteggiamenti accomodanti, particolarmente gentili, esageratamente affabili. Trattandosi di una formazione reattiva che si oppone a tendenze aggressive questo tentativo di avere più che buoni rapporti con gli altri risulta spesso difficile e psichicamente costoso.

Spesso l’adulto, inconsapevole dell’angoscia e dell’aggressività che il rapporto con un bambino comporta, assume questo tipo di formazione reattiva nella relazione con il bambino. Per questo in sede di colloquio di selezione del personale diffidiamo di quei candidati che dichiarano di voler fare questo difficile lavoro perché adorano i bambini.