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Stefano Fregonese. La separazione, l’oggetto transizionale, l’accoglimento del nuovo bambino e lo spazio, sono temi analizzati profondamente da Winnicott, in particolare nel suo lavoro Transitional Objects and Transitional Phenomena, letto più o meno di questi tempi 62 anni fa – fine maggio 1951 – un mercoledì sera alla British Psycho-analytcal Society, a Londra, e pubblicato due anni dopo sull’International Journal of Psycho-analysis (vol.XXXIV,1953) e più tardi, nel 1958, nella raccolta intitolata Collected Papers: Through Paediatrics to Psychoanalysis, che troviamo tradotta per Martinelli ed. Dalla pediatria alla psicoanalisi. Patologia e normalità nel bambino. Un approccio innovatore.

Nel suo articolo del 1951, Winnicott parla dell’oggetto transizionale come di un possesso, qualcosa di diverso sia da un oggetto interno che – scrive – è un concetto mentale, sia da un oggetto esterno; non è mai sotto controllo magico com’è l’oggetto interno ma non è nemmeno fuori controllo com’è la mamma reale. Genitori ed educatrici si industriano affinché tutte le volte, anche un po’ magicamente, l’oggetto sia là dove il bambino si aspetta che sia, ma succede pure che esso come oggetto reale vada perduto o che il bambino se ne debba separare.

Winnicott dice che in realtà dall’oggetto transizionale non ci si separa mai, non è dimenticato e nemmeno è sottoposto al processo di elaborazione del lutto: “It loses meaning, and this is because the transitional phenomena have become diffused…”. Non ci si separa dal dudù, dall’orsetto o dal ciuccio perché la sua funzione nel tempo sarà trasferita all’intero campo culturale, quell’area intermedia in cui s’incontrano la realtà psichica interna e il mondo esterno, com’è percepito da più persone.

“L’orsetto sembra proprio il sostituto della mamma” dicono i grandi. Se così fosse il bambino potrebbe separarsene. Ma, subito dopo si rendono conto che non è così. E Winnicott suggerisce che l’orsetto sia molto più importante della madre: “more important than the mother, an almost inseparable part of the infant”. L’orsetto non è un mero conforto ma un calmante (soother), un sedativo dell’angoscia che funziona sempre.

Il fenomeno transizionale insieme all’oggetto transizionale costituito dalla copertina o dall’orsetto si compone di molti elementi compresi quelli autoerotici, per esempio quel gesto, così comune tra i bambini, di strofinarlo sul volto, è assimilabile all’attività di accarezzarsi il labbro o la guancia con le dita quando il pollice è succhiato dal bambino. L’attività di accarezzarsi, originariamente complementare all’attività autoerotica orale del succhiarsi il pollice, le dita o il pugno, in seguito può manifestarsi come disgiunta a essa. Tale attività può associarsi alla manipolazione di un oggetto ‘Non-Me’ che sta all’origine della scelta di un particolare oggetto transizionale.

A volte i bambini sembrano potersi separare dall’oggetto transizionale, abbandonandolo e ritrovandolo oppure anche gettandolo via per poi andare a recuperarlo. L’osservazione di queste sequenze spesso fa tornare in mente il gioco del rocchetto descritto da Freud in Al di là del principio del piacere, S. Freud Opere, vol.9 pag. 200-203. Riguardo l’ambivalenza dimostrata dai bambini in certi momenti nei confronti dell’oggetto negletto e abbandonato, Freud direbbe che, il piacere nel riottenere l’oggetto, simbolicamente rappresentante la madre, compensa e supera l’angoscia di averlo perduto. Winnicott andrebbe oltre e direbbe che l’oggetto transizionale non sta al posto dell’oggetto (seno materno) esterno ma piuttosto al posto di quello interno. E come abbiamo detto mentre l’oggetto esterno è fuori dal controllo del bambino quello interno è sottoposto a un controllo magico. L’oggetto transizionale non è sotto il controllo magico né completamente fuori controllo: a patto che ci sia un adulto che lo raccolga da terra, lo scovi nei nascondigli più impensati o sia disposto a uscire nella notte per andare alla sua ricerca!