voci inchiestaStefano Fregonese. Pago i tre euro del biglietto valido per tutto il pomeriggio della rassegna Le voci dell’inchiesta e Martina mi riprende perch? ? dice – sono loro ospite. Ospite a casa mia, penso.

Per?, tornare nella sala di Cinemazero a Pordenone, la vecchia Aula Magna del Centro Studi dove si andava per partecipare alle assemblee d?istituto di cui met? del tempo era speso a discutere se i fascisti potessero parlare o meno, tornare in quella sala per vedere Materia oscura di Massimo D?Anolfi e Martina Parenti [http://www.youtube.com/watch?v=OCi2w5KMioU], ? una bella emozione.

La sala poi ? gremita e alla fine ci saranno cos? tante domande che io non riuscir? a fare la mia.? Come alle assemblee, nel ?77 e gi? di l?, i ginnasiali, mica li facevano parlare, anche se il venerd? pomeriggio si andava al collettivo.

Per? il dibattito seguito alla proiezione del film sul Poligono Interforze del Salto di Quirra ? stato interessante e deludente al tempo stesso. Con i film di Massimo e Martina ? un po? sempre cos?. Anche con Il Castello [http://vimeo.com/37586581]?che abbiamo portato in giro per i Licei e le Universit? milanesi finiva che tutte le domande si concentravano sui contenuti e sulle storie e non si riusciva mai a parlare di cinema. Se vai a un incontro, che so con Claudio Magris tanto per rimanere in Friuli, tra le tante domande c?? spazio s? per qualche aneddoto ma poi, per lo pi?, si parla di letteratura.

Ecco, con Massimo e Martina mi piacerebbe, in pubblico, parlare di cinema. Farli parlare di cinema. Capire i perch? della loro ricerca estetica cinematografica. Non sono poi molti in grado di fare film pressoch? muti e tenerti l? incollato allo schermo nonostante i tempi lunghi di certe riprese di gesti apparentemente banali e quotidiani. Tu guardi e intanto pensi, hai il tempo per pensare, magari ti perdi via scivolando dentro l?immagine che quasi non te ne accorgi, ma intanto continui a pensare: all?irrefrenabile eccitazione che accompagna la distruttivit? o al fascino di un razzo sparato gratuitamente nel cielo in tempo di pace; e un brivido di raccapriccio lo provi.

E mentre guardi il film e mentalmente costruisci un discorso sui contenuti, sull?estetica, sui personaggi, ti accorgi che anche il film si va strutturando in un discorso che scarta sempre un po? di lato. Sullo schermo, l?occhio di Massimo e Martina guarda dalla finestra di un misero ovile; o attraverso la lente del cannocchiale del pastore che scruta ben oltre il procedere del suo gregge tra i ruderi contaminati dal torio e dall?uranio, a ritroso lungo tutta la sua esistenza che ha coinciso con quella del poligono; o attraverso lo schermo del computer del magistrato inquirente la cui voce fuoricampo ci d? le coordinate essenziali della tragedia e delle colpe; e ogni volta che lo sguardo varca una di queste finestre e all?orizzonte compaiono esplosioni e nuvole di polveri sottilmente mortali, il discorso si apre a una possibilit? leggermente diversa da quella suggerita fino a quel momento: il discorso sull?inquinamento e la contaminazione di un?intera popolazione di uomini e animali lascia il posto al discorso sull?irresistibile fascino della guerra, che a sua volta lascia il posto a quello sulla banalit? del male, che si apre su quello sulla giustizia e il potere, e finalmente ti accorgi che i D?Anolfi hanno fatto a modo loro un film sul cinema, sul potere dello sguardo.

Ora, uno potrebbe dire anche basta al cinema che parla sempre di s?. Ma, come ne Il Castello i due registi ci avevano fatto riflettere sulla pervasivit? dell?occhio della telecamera, sulla vigilanza cinematografica e sulla intrusivit? dello sguardo pubblico nelle vite private, in Materia oscura siamo condotti a scoprire che esiste un cinema documentario delle forze pubbliche sottratto all?occhio del privato cittadino, destinato non alle sale cinematografiche ma agli archivi secretati delle Forze Armate. Un cinema a volte scientificamente freddo, a volte propagandisticamente compiaciuto, a volte coattivamente ripetuto e ridondante nella meticolosa necessit? di riprendere tutto, tutte le volte. E questo tutto ? sempre lo stesso: la bomba che scoppia, il razzo che parte, il missile che esplode. In Materia oscura c?? la sequenza di esplosioni pi? lunga nella storia del cinema, pi? di Apocalypse Now, de Il giorno pi? lungo o di Salvate il soldato Ryan.

La poetica e militante abilit? dei D?Anolfi ? di trasformare il fascino della distruzione, che tiene lo sguardo fisso sul finale pirotecnico del film, nel peso della colpa che collettivamente dobbiamo assumerci nei confronti di tutti i neonati malformati o dei feti abortiti, di tutte le persone morte a causa delle malattie provocate dall?esposizione alle sostanze liberate dalle esplosioni; persone le cui ombre, per una condivisibile scelta etica dei registi, non compaiono mai sullo schermo ma si muovono inquietanti sullo sfondo delle nostre disattente coscienze.